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ROSIGNANO SPORT

Sei Rose, giovani e spregiudicati

Coach Mauro Volpi
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Coach Mauro Volpi

I nuovi arrivati? Volpi e Cavallini sono ragazzi navigati Panattoni era già in estate il nostro primo obiettivo come play

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ROSIGNANO. Con la società in attesa dell'inizio dei vari campionati ci soffermiamo con Mauro Volpi, tecnico della formazione maggiore dell'Us Basket 6 Rose Rosignano. Cominciamo col chiedere al coach l'impressioni sulla preparazione e le aspettative per il campionato 2009-2010.

«C'è sicuramente un grande entusiasmo», esordisce Volpi. Che aggiunge subito:  «Sia da parte mia e dello staff sia da parte dei ragazzi. Tutti crediamo moltissimo in questo progetto. Ma non è facile parlare già ora di aspettative».

È soddisfatto dei giocatori che la società le ha messo a disposizione?
«Sì, considerata anche la giovinezza e la freschezza. Vogliamo sfruttare al massimo il nostro entusiasmo e la nostra spregiudicatezza. Del resto il nostro primo criterio è stato quello di volere ragazzi motivati a giocare qui. Desidero però ringraziare i ragazzi dello scorso anno che non vestiranno la nostra casacca: Raffaelli, Chesi e Fortunato; a loro un grandissimo in bocca al lupo».

Dei tre nuovi arrivi cosa ci può dire?
«Volpi e Cavallini sono ragazzi già navigati per la categoria ed hanno subito creduto nel nostro progetto. Panattoni è stato sin da giugno il nostro primo obiettivo per il ruolo di play: è un ragazzo emergente con tanta voglia di fare e sarà certamente molto utile».

Al raduno ci sono tanti giovani del vivaio. Con quale spirito devono affrontare la nuova esperienza in prima squadra?
«Mi fa piacere che il gruppo sia allargato a parecchi ragazzi del nostro settore giovanile; spero che si mettano a disposizione della squadra e facciano tesoro di un'esperienza così importante.

Una prima impressione sulla concorrenza.
«Sulla carta ci sono formazioni allestite chiaramente per vincere. A noi piace l'idea di partire da dietro, ma allo stesso tempo di giocare tutte le gare senza paura, consapevoli della grandi potenzialità di questo gruppo. Vogliamo e dobbiamo osare, insomma».

Come giudica il calendario?
«Il calendario anche quest'anno ci ha riservato un inizio in forte salita. Nelle prime tre partite casalinghe affronteremo le formazioni che puntano apertamente al salto di categoria. Ci dobbiamo far trovare pronti sin da subito».

Che basket cercherà di far praticare alla sua squadra?
«Proveremo a giocare una pallacanestro briosa, fatta di difesa intensa e tanto contropiede. Contro le difese schierate cercheremo di essere più duttili possibile. Avremo tante alternative e farò in modo di renderle efficaci. Di sicuro lavoreremo molto sui tempi del gioco. Io, per caratteristiche mie, sono particolarmente pignolo sugli aspetti difensivi e quindi cercheremo di trovare un'identità precisa e molto forte da questo punto di vista. Mi rendo conto che alcune cose che ho detto suonano come luoghi comuni. Tanti allenatori le ripetono prima dell'inizio della stagione e poi magari non riescono a metterle in pratica. Noi ci proveremo e poi alla fine dell'anno ci ritroveremo qui e vedremo se ci saremo riusciti».

Avverte un po' la pressione di poter confermare un buon risultato come quello della scorsa stagione?
«Allenare, specialmente una prima squadra, vuol dire sopportare delle pressioni. Se uno non le vuole, forse è il caso che faccia scelte diverse. Per me il risultato dello scorso anno è stato ottimo ed è sicuramente stato uno dei motivi che mi ha convinto a rimanere in questa avventura. Vuol dire che qui si può lavorare bene in previsione di ottenere un risultato importante.

A breve, dunque, la nuova realtà della C2
«Stiamo per entrare in una categoria nuova. Una categoria che, guardandola dall'esterno, mi ha fatto un'ottima impressione. Sarà fondamentale porsi degli obiettivi e lavorare giornalmente per provare a raggiungerli».

«La squadra che disputerà il campionato di C2 dovrà essere il traino di un movimento che sta crescendo grazie all'impegno, alla competenza e alla passione di molte persone. Mi piacerebbe vedere in palestra tanti bambini in grado di identificarsi nella realtà in cui stanno crescendo».

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