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Cecina, dalle droghe leggere al fentanyl: come funziona la rete dello spaccio e le zone più a rischio

Cecina, dalle droghe leggere al fentanyl: come funziona la rete dello spaccio e le zone più a rischio

La lista civica Cecina Riparte ricostruisce la situazione: «Il copione si ripete con persone sempre negli stessi luoghi»

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CECINA. «I gruppetti che si vedono negli angoli di alcune piazze o a bivaccare su qualche panchina fanno le stesse cose tutti i giorni, quasi rispettassero un copione. Non è difficile individuare quelli che probabilmente sono “piccoli” spacciatori di strada». Sono segnali minori di una microcriminalità che gli attivisti della lista civica Cecina Riparte ha provato a intercettare in una sorta di viaggio nelle aree urbane della città. Sottolineando che «il boschetto fuori comune – ovvero lungo la strada dei Tre comuni, ndr – non è più l’unica alternativa». La geografia cittadina è quella delle piazze Iori e Guerrazzi, attraversando piazza della Libertà, fino ad arrivare al cimitero.

A ricostruire il lavoro di strada sono Pierluigi Sirigatti, cofondatore della lista, e la coordinatrice Chiara Lazzaro: «Abbiamo deciso di verificare quello che riteniamo essere un problema pronto a esplodere e di conseguenza da non sottovalutare – sottolineano –. Lo abbiamo fatto andando personalmente in quelle piazze e parlando con i diretti interessati. Ora, prima di procedere oltre, occorre una precisazione, per quanto ovvia: un immigrato che commette un reato non rende criminali tutti i suoi connazionali emigrati, qui non esiste l’osmosi, per dirla in termini chimici». E aggiungono: «Resta anche inteso che nemmeno i cittadini italiani siano immuni dal commettere questo tipo di reati. Qui non si tratta di fare facile populismo, ma di raccontare uno spaccato di vita esattamente come si presenta. Si sono divisi il territorio».

Non sono più invisibili. «Un ragazzo di 26 anni, proveniente dal Marocco ne è la dimostrazione – affermano – . Immigrato, senza permesso di soggiorno, vive una vita di espedienti, dal piccolo furto nel supermercato allo scippo, per arrivare al “lavoro” più redditizio, perché lui lo considera tale, lo spaccio: hashish e marijuana, psicofarmaci, inizialmente ceduti legalmente, rivenduti a 2 euro a pastiglia per poi essere ceduti ancora a 5 euro». Il 26enne è una delle persone che Sirigatti e gli altri attivisti di Cecina Riparte sono riusciti ad avvicinare.

Il mercato dello spaccio si evolve e «se sei fortunato puoi trovare anche il fentanyl, oppioide sintetico molto più potente della morfina». Portano l’esempio di un 29enne. «È originario della Nigeria, immigrato senza permesso di soggiorno, arriva con il treno una volta a settimana a Cecina, gestisce le “prenotazioni”, soddisfa le richieste e torna a Rosignano. Fortunatamente per lui e i suoi compratori il tragitto è breve e i tempi di attesa si accorciano». Non ci girano intorno. «Le due persone sono solo esempi in mezzo ad altri, con storie diverse, ma con la stessa modalità di vita e senso di impunità. Un immigrato irregolare, senza fissa dimora, denunciato a piede libero non è garantire la certezza della pena ma regalargli quel senso di impunibilità di cui si farà forte ogni volta che intenderà reiterare il reato». La linea per Cecina Riparte è chiara: «Tutte le misure non custodiali, imposte dal nostro Codice penale, rendono meno efficace il lavoro delle forze dell’ordine. Diventa di conseguenza inevitabile che diminuisca la percezione di sicurezza da parte dei cittadini, limitandone la libertà e compromettendo la fruibilità di alcune zone della città, ormai in mano a chi ha deciso di vivere ai margini per puro interesse personale».

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