Il Tirreno

Il caso

Coleottero killer, altri 50 alberi verranno abbattuti: «Così è arrivato a Rosignano»

di Claudia Guarino
Un’altra pianta dopo le operazioni di abbattimento
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Un’altra pianta dopo le operazioni di abbattimento

Nuovo monitoraggio dell’insetto: durerà quattro anni. È il primo focolaio di questo genere in Toscana

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ROAIGNANO. Quasi 900 piante sono già state abbattute e distrutte. Un’altra cinquantina sarà eliminata nelle prossime due settimane. Dopodiché, concluse le operazioni di rimozione, partirà un ulteriore monitoraggio che andrà avanti per quattro anni, nella speranza che gli interventi in corso siano sufficienti a eliminare da Rosignano Solvay il cerambicide dal collo rosso, coleottero le cui larve si installano nel legno scavando gallerie che portano alla morte gli alberi infetti. Questa specie, chiamata scientificamente Aromia Bungii, colpisce in prevalenza le piante di Prunus L. Albicocchi, per esempio. Ma anche ciliegi, susini, peschi e mandorli. Quello individuato a Rosignano è il primo focolaio di questo genere in Toscana e, negli ultimi tempi, si è ampliato oltre la zona del Lillatro (quella inizialmente colpita dall’infezione) arrivando fino a due aree individuate, rispettivamente, dalle vie Solvay e Piave, Filidei e Fermi. Stando così le cose, il Comune ha deciso anche di affiggere in giro dei manifesti informativi, che saranno distribuiti a breve. Ma andiamo con ordine.

A scoprire il primo focolaio è stato un residente che lo scorso anno ha segnalato al Servizio fitosanitario regionale (che si occupa del focolaio solvaino tramite l’ufficio di Livorno) cinque albicocchi malati da cui sono poi stati prelevati tre insetti. Si trattava – fanno sapere dall’ufficio livornese – di esemplari provenienti da focolai italiani. Dunque, con ogni probabilità, sono arrivati a Rosignano o perché qualcuno si è portato dietro senza accorgersene una pianta contenente larve o perché un insetto adulto si è introdotto in un’auto di passaggio.

Fatto sta che la Regione Toscana lo scorso novembre ha pubblicato un atto per delineare la zona infestata e un’area cuscinetto, cioè una fascia di sicurezza di un chilometro oltre i confini della zona infestata. Superfici, queste, poi estese considerando il rinvenimento di altri focolai. Sostanzialmente ora come ora il coleottero si trova in un’area circoscritta tra l’Aurelia, il fosso bianco, via dei Partigiani, via Veneto e oltre. Più in due aree tra via Solvay e via Piave e tra via Filidei e via Fermi.

Entro questo perimetro vanno abbattute – così ha disposto la Regione – tutte le piante del genere Prunus L che sono infettate o che mostrano sintomi. Cosa che il personale del servizio fitosanitario fa da qualche tempo compiendo (con risorse regionali) i sopralluoghi e effettuando i necessari abbattimenti.

Fino a ora, fanno sapere gli addetti ai lavori, sono state eliminate 890 piante, il 90% delle quali posizionate nei giardini dei privati e, per il resto, in aree pubbliche o di proprietà della Solvay (che si è accollata le spese per la sua parte). Gli interventi proseguiranno per le prossime due settimane essendoci in programma l’abbattimento di un’altra cinquantina di piante. Poi, via a un ulteriore – e lungo – monitoraggio.

La Regione, d’altra parte, stabilisce che «i proprietari devono consentire l’accesso del personale» sebbene non tutti abbiano preso bene la notizia degli abbattimenti. C’è infatti stato il caso di alcune persone chi si sono opposte agli addetti del servizio fitosanitario regionale e, per convincerle a desistere, è stato necessario l’intervento dei carabinieri forestali.

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