Il Tirreno

Il caso

«Mi ha violentata nella tenda», 25enne di Prato condannato per stupro. Le testimonianze di quella notte alle Spiagge Bianche

di Stefano Taglione
«Mi ha violentata nella tenda», 25enne di Prato condannato per stupro. Le testimonianze di quella notte alle Spiagge Bianche

Quattro anni e un mese di reclusione a un giovane residente nel Pratese: le versioni di quanto accaduto

28 marzo 2024
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ROSIGNANO. L’avrebbe violentata in una tenda da campeggio sulle Spiagge Bianche. «Mi ha stuprata», le parole della ventiseienne a un amico che l’ha raggiunta e soccorsa pochi minuti dopo l’accaduto.

Per questo un cittadino ucraino di 25 anni residente nel Pratese – Il Tirreno ne mantiene l’anonimato per non rendere identificabile la vittima, con cui in passato il giovane avrebbe avuto anche una breve relazione – è stato condannato a quattro anni e un mese di reclusione per violenza sessuale nei confronti di una donna che viveva nella stessa provincia, ma è originaria della Romania, che ora vive all’estero e ha deciso di non costituirsi parte civile.

La gita post-Covid

I fatti sarebbero avvenuti nella notte fra il 4 e il 5 giugno del 2020, appena il Governo allentò le restrizioni imposte dalla pandemia, consentendo nuovamente alle persone di muoversi liberamente o quasi. Doveva essere solo una gita al mare quella fra quattro amici che si erano ritrovati nel pomeriggio al casello autostradale di Calenzano, in provincia di Firenze e lungo l’autostrada A1, per partire in auto e in moto con le tende e trascorrere la notte a Rosignano, per poi rilassarsi al mare anche il giorno successivo.

Arrivati sulla costa verso le 22, però, tre dei quattro componenti della comitiva iniziano a bere alcolici, inclusi la donna e il giovane ucraino. Vanno a fare il bagno in mare poi, dopo essere tornati in tenda e quando i due rimangono un attimo da soli, avviene quello che per la donna è uno stupro, un rapporto sessuale completo non consenziente. Una versione opposta a quella dell’imputato, difeso dall’avvocato Fabio Ercolini, che ha sempre respinto tutte le accuse.

«Li ho lasciati da soli per un lasso di tempo che non ricordo, da cinque minuti e mezz’ora – sono state le parole di uno dei quattro in aula, uno dei giovani che all’inizio si trovava con loro in tenda, nel corso della penultima udienza del processo – ma quando sono tornato e lei ha detto basta, lui ha immediatamente smesso». Una versione, quest’ultima, che diverge da quella resa ai carabinieri di Rosignano Solvay dalla vittima, per la quale il rapporto sessuale è stato contro la sua volontà.

Le testimonianze

A parlare in tribunale, nel corso del processo, in qualità di testimone è stato chiamato anche un ventisettenne fiorentino (anch’egli originario della Romania) parte della comitiva, che fino all’anno prima era fidanzato proprio con la ragazza. In quel periodo, dopo la fine della relazione, i due erano rimasti in ottimi rapporti, tanto da organizzare la trasferta sul litorale. «Siamo arrivati sulle Spiagge Bianche verso le 22 e fra sistemarci e montare le tende si sarà fatta l’una di notte – ha raccontato –. A un certo punto gli altri tre sono andati a fare il bagno e io, quando sono tornati sull’arenile, mi sono allontanato e sono andato a correre. Preciso che ero l’unico sobrio: avevano portato vodka, birra e rum, ma io non bevo alcolici e ho consumato solo un Bacardi Breezer. Nonostante fosse notte, grazie alla luna, c’era abbastanza visibilità. Quando sono tornato indietro la ragazza mi ha detto che era stata stuprata. Ho cercato di parlare con lui, ma non ha dato alcuna spiegazione sull’accaduto. Gli ho detto che sarei andato a denunciarlo e gli ho chiesto se mi potesse mostrare un documento di identità, al quale ho scattato una foto, perché non sapevo come si scrivesse il suo nome».

«Prima di quel momento l’avevo visto solo due volte, in un’occasione era venuto nell’albergo dove lavoravo come portiere di notte». Dopodiché, l’amico, l’ha accompagnata al pronto soccorso di Cecina, dove sono sopraggiunti anche i carabinieri.

La difesa

Per il venticinquenne (che non era in aula) il pubblico ministero Niccolò Volpe – il titolare dell’inchiesta – aveva chiesto oltre sei anni di reclusione. Ma il collegio guidato dal presidente Gianfranco Petralia – a latere le giudici Rosa Raffaelli e Martina Graziani – hanno concesso le attenuanti generiche, riducendo il quantum della pronuncia di primo grado a quattro anni e un mese appunto. «In attesa di leggere le motivazioni, che saranno depositate entro i prossimi 90 giorni – spiega l’avvocato del giovane, il livornese Fabio Ercolini – posso già dire che farò ricorso in corte dell’appello. A mio parere il ragazzo deve essere assolto».

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