Il Tirreno

Il caso

Cecina, uccisa a 24 anni dall’eroina: cosa emerge dall’analisi dei video

di Stefano Taglione
Cecina, uccisa a 24 anni dall’eroina: cosa emerge dall’analisi dei video

Martina Bono è morta a causa di un malore nel bagno del bar Nazionale: chi è il 41enne sotto accusa. Parla un ispettore del commissariato di polizia di Cecina

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CECINA. «Dalle telecamere del bar Nazionale e da quelle comunali vediamo, alle 20,16 del 26 agosto, Martina chiedere le chiavi ed entrare nel bagno del locale. Alle 20,35, invece, nella toilette entra un uomo, che poi identificheremo in Dridi Bechir. Sempre dalle immagini, un quarto d’ora dopo, si notano i soccorsi dei volontari dell’ambulanza, con la ragazza che viene assistita inizialmente sul posto dal medico del 118 e poi, purtroppo, morirà alle 21,48 in ospedale».

A parlare – all’apertura del dibattimento nell’ambito del processo per la scomparsa di Martina Bono, la ventiquattrenne cecinese morta per intossicazione il 26 agosto del 2021 – è un ispettore del commissariato di polizia di Cecina, che ha svolto le indagini coordinate dal sostituto procuratore Pietro Peruzzi, le quali hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati per morte in conseguenza di altro reato e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti il quarantunenne tunisino Dridi Bechir, oggi imputato e difeso dall’avvocata livornese Alessandra Natale.

Il poliziotto, davanti alla giudice Martina Graziani, ha ripercorso quei momenti riepilogando nel dettaglio le indagini svolte dai suoi agenti subito dopo la tragedia che ha sconvolto la città. «Noi siamo stati chiamati dopo il decesso, alle 22,07 – le sue parole – e ci siamo diretti con una volante al pronto soccorso di Cecina, dato che ci aveva avvertito il medico di turno. Qualche giorno dopo, su delega della procura, abbiamo sequestrato il cellulare della ragazza e, dopo la perquisizione dell’appartamento dove abitava insieme alla nonna, anche una borsa con all’interno delle siringhe. La madre della vittima, invece, ci ha indicato un sacchetto della spazzatura dove quella sera sarebbero state gettate altre siringhe usate, fialette e altro materiale, che è stato sequestrato. Lo abbiamo trovato su un muretto della casa di quest’ultima (probabilmente era stato portato lì da qualcuno ndr)».

Il telefonino di Martina, acquisito dagli inquirenti per analizzare le ultime telefonate fatte e ricevute, si trovava in uno zainetto, anch’esso acquisito dal sostituto procuratore Peruzzi. «L’ultima chiamata di Bono – ripercorre il poliziotto – è delle 19,55 (un’ora prima dei soccorsi ndr) e la destinataria è un’amica, che abbiamo identificato». L’analisi dei video della serata, messi a disposizione dal titolare del bar Nazionale Dario Mugnai, unite a quelle pubbliche hanno poi portato nell’ottobre successivo all’identificazione e all’iscrizione nel registro degli indagati di Bechir, rinviato a giudizio e ora a processo. «Dalle immagini del circuito di sorveglianza – prosegue l’agente – vediamo l’imputato transitare varie volte nei pressi del locale con il cellulare in mano. Per la prima, nei video, appare alle 20,35 e quando torna indietro viene inquadrato con il telefonino in mano. Abbiamo analizzati i filmati per monitorare i movimenti di Martina prima della tragedia, dato che le telecamere inquadravano i tavoli esterni del bar Nazionale».

Il quarantunenne è accusato in almeno due diverse occasioni di aver spacciato eroina a Martina «in quantità imprecisata». Ed è la procura che mette in correlazione la morte della donna, avvenuta per «intossicazione acuta da eroina», con lo spaccio della sostanza letale. L’uomo è imputato anche per aver ceduto a un cecinese «in almeno 20 occasioni e in cambio di denaro eroina per 20 euro a volta dall’ottobre al giugno del 2021», mentre a un altro suo concittadino «cinque dosi della stessa sostanza fra il 2020 e il 2021 al prezzo di 15-20 euro a volta». Sempre secondo la procura il cittadino tunisino, che abita a Cecina, avrebbe venduto «cocaina in due occasioni, per 20 euro a volta» a una donna fra il 2019 e il 2020. Infine, «con cadenza quotidiana per almeno tre mesi», eroina e talvolta cocaina, «per 0,25 grammi ogni volta in cambio di 20 euro», a un’altra cittadina cecinese.

Martina, proprio nel bagno del bar Nazionale, è stata vittima di un malore improvviso. Provocato – secondo gli esami medici – da «intossicazione acuta da eroina». A niente, purtroppo, sono valsi i soccorsi, sebbene tempestivi quando le persone si sono rese conto che la ragazza si trovava esanime nella toilette. A chiamarli, come ricostruito in aula, è stata una delle responsabili del locale, telefonando al 112 con un cordless, ripresa dalle telecamere agli atti del procedimento penale. I familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Nicola Giribaldi, si sono costituiti parte civile.

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