Gioco
Rosignano, Ineos paga 1,4 milioni allo Stato: «Irregolarità sulle imposte»
Il versamento dopo le contestazioni della guardia di finanza
ROSIGNANO. Ha versato nelle casse dello Stato 1.423.162 euro dopo che la guardia di finanza aveva rilevato «violazioni ai fini dell’Ires (l’imposta sul reddito delle società) e dell’Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive) afferenti all’infedele presentazione delle dichiarazioni annuali, avendo la società omesso di indicare, negli anni di imposta dal 2016 al 2019, consistenti importi di elementi positivi di reddito», spiegano in una nota le fiamme gialle labroniche, senza diffondere altri dettagli. Nel mirino dei militari e dell’Agenzia delle entrate la multinazionale britannica Ineos, dal 2005 presente nello storico insediamento industriale di Rosignano Solvay. Un colosso della chimica, quello con sede in Svizzera, con 194 siti operativi in 29 Paesi del mondo.
Il sistema
È proprio dal monitoraggio delle varie ramificazioni del gruppo che i finanzieri del nucleo di polizia-economico finanziaria di Livorno hanno avviato le indagini, di natura amministrativa e non penale. I militari si sono concentrati, in particolare, sull’acquisizione di beni e servizi dalla controllata italiana alle società satelliti presenti in altre nazioni, esaminando in primis le fattura, poi tutto il flusso finanziario. «Le attività di controllo, incentrate sull’esame della documentazione contabile ed extracontabile acquisite o richieste alla parte durante le operazioni di verifica – spiegano dal comando provinciale del corpo – hanno consentito di individuare irregolarità in materia di fiscalità internazionale nell’ambito del cosiddetto “transfer pricing”. Un’operazione, quest’ultima, che di per sé resta comunque lecita: una società, infatti, può acquistare beni o servizi da un’altra azienda del proprio gruppo, anche se ha sede in un altro Paese, ma gli investigatori hanno comunque il dovere di verificare che il tutto si svolga nel principio del libero mercato, con costi e valori finanziari congrui, altrimenti il rischio è che così facendo parte dell’utile realizzato in Italia transiti, seppur attraverso pagamenti regolari e tracciati, in un Paese che ad esempio ha un regime di tassazione meno pesante rispetto al nostro. E in questo caso – almeno secondo la ricostruzione degli inquirenti – i principi del libero mercato non sarebbero stati pienamente rispettati. Da qui la contestazione amministrativa, effettuata dall’Agenzia delle entrate, a Ineos. Che nel gennaio scorso, quando il procedimento si è concluso, ha pagato la quota concordata, sanando il provvedimento partito negli anni scorsi ed evitando qualsiasi futuro contenzioso.
Cosa è
Ma cosa è il “transfer pricing”? Lo spiega, sempre nella nota stampa, la guardia di finanza. «Costituisce – si legge – un fondamentale strumento tecnico-amministrativo finalizzato alla corretta ripartizione dei risultati di esercizio prodotti da più imprese, appartenenti a un medesimo gruppo multinazionale, collocate in differenti giurisdizioni e Paesi. La locuzione “prezzi di trasferimento” si riferisce a quei valori, concordati tra i componenti del gruppo societario, che dovranno essere incassati o versati a fronte della cessione di un bene o della prestazione di un servizio, nella prospettiva di ottimizzare l’iniziativa imprenditoriale. Tuttavia, tali prezzi di trasferimento devono essere tassativamente determinati rispettando il principio di libera concorrenza, cioè corrispondere a quelli che un’impresa indipendente avrebbe normalmente e razionalmente adottato nelle stesse condizioni di mercato».
Il versamento
Ineos avrebbe potuto impugnare il provvedimento, contestando la pretesa dell’Agenzia delle entrate e avviando ad esempio un contenzioso, ma non lo ha fatto. La società, contattata dal Tirreno, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito all’accertamento fiscale internazionale. «A seguito dell’attività ispettiva della guardia di finanza, l’azienda – conclude la nota – ha quindi ritenuto di aderire al processo verbale di constatazione delle fiamme gialle e al conseguente accertamento con adesione dell’ufficio, ottemperando al versamento di 1.423.162 euro nelle casse dello Stato». Pagamento che è stato già effettuato. L’erario, grazie al lavoro dei finanzieri e ai funzionari dell’Agenzia delle entrate di Livorno, ha quindi recuperato l’importante somma, evitando il contenzioso con Ineos.
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