Il Tirreno

Lavoro

Paolino il calzolaio ha chiuso i battenti: «Chi porta più scarpe in pelle...»

di Alessandra Bernardeschi
A sinistra Paolo Busdraghi oggi, a 78 anni; a fianco al suo banco di lavoro in via Fucini
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A sinistra Paolo Busdraghi oggi, a 78 anni; a fianco al suo banco di lavoro in via Fucini

Rosignano: Paolo Busdraghi aveva 10 anni quando, terminate le scuole elementari, decise di “imparare il mestiere”

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ROSIGNANO. Ha chiuso la serranda uno degli ultimi storici calzolai presente nel comune di Rosignano. La sua bottega, in via delle Pescine al numero 27, ha chiuso i battenti l’ultimo giorno del 2023. «I costi di gestione – dice – non coprivano più i guadagni. Inutile proseguire». Paolo Busdraghi, o semplicemente “Paolino” per gli amici, ha iniziato a lavorare a 10 anni. Oggi ne ha 78. Eppure parla ancora di dispiacere nel decidere di non proseguire quello che è stato il lavoro della sua vita. «Non tanto per il lavoro in sé, ormai di quello ce n’era poco – dice – quanto per aver lasciato i miei clienti. Siamo arrivati a un punto che fra tasse e burocrazia non ci rientravo più con i costi».

Paolo Busdraghi aveva 10 anni quando, terminate le scuole elementari, decise di “imparare il mestiere”. «Così andai a Castiglioncello dal famoso calzolaio Renzo Potenti che aveva la sua attività in via Fucini al numero civico 7. Lavoravo ed imparavo finché nel 1963 rilevai l’azienda». I castiglioncellesi forse ancora si ricordano di quella porticina verde che si affacciava sulla centrale via Fucini varcata la quale si poteva viaggiare attraverso un mondo immaginifico tra decine di quadri appesi ai muri, tutti di pittori labronici, il profumo del cuoio e della pelle. «In quegli anni facevo anche scarpe fatte a mano soprattutto sandali per le signore, ma riparavo anche borse di pelle e cinture. Non dicevo mai di no». Erano gli anni d’oro di Castiglioncello, quelli frequentati da Paolo Panelli, Vittorio Gassman, Bice Valori, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi tanto per citare alcuni nomi. «Tutte persone che ho conosciuto proprio a Castiglioncello. In particolare la signora Suso Cecchi d’Amico che qualche volta si fermava anche a fare due chiacchiere con me».

Busdraghi è rimasto a Castiglioncello per 50 anni, «poi l’affitto del negozio è scaduto e il contratto non è più stato rinnovato e così mi sono spostato alle Pescine. Anche qui sono stato accolto bene. Nel pieno della mia attività lavoravo tante ore al giorno e talvolta la sera mi intrattenevo fino alle 23 per essere pronto con le consegne. Ho sempre lavorato da solo e a volte facevo fatica a riparare tutte le scarpe che mi venivano portate dalla clientela». Ma pian piano il lavoro è iniziato a diminuire. «Adesso chi porta più scarpe in cuoio e pelle? Tutte con la suola di gomma. Nel 2023, tanto per fare un esempio, ho fatto solo un paio di scarpe con la suola di cuoio. E poi c’è il disinteresse verso i mestieri artigianali che stanno per scomparire. Negli anni ho cercato qualcuno che potesse essere interessato ad imparare il mestiere. Si presentò una ragazza, rimase qualche mese e poi scelse di percorrere un’altra strada. C’è rimasto qualche falegname ma attività come calzolaio o sarto sono praticamente spariti. Forse c’è anche qualche cinese che ha preso il posto degli artigiani locali».

Vecchi mestieri, vecchie botteghe che diventavano punto di incontro dove amici e conoscenti si fermavano a fare quattro chiacchiere, che rendevano vivi i rioni ed i paesi. Oggi nel mondo dell’usa e getta, dell’elettronica, della società dell’immagine, trovare un artigiano è diventato come cercare un ago in un pagliaio. Eppure, lavorare e creare con le mani, è un’arte: «Purtroppo – termina Busdraghi – non si trovano più giovani ai quali tramandare questo mestiere. Non c’è più interesse. Adesso ho intenzione di godermi un po’la pensione».


 

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