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Lupi di notte nell’azienda agricola fanno strage di pecore e agnelli a Riparbella, imprenditore disperato: «Migliaia di euro in fumo»
Il sindaco, Salvatore Neri: «Siamo ovviamente vicini all’azienda colpita e pronti ad affiancarla nella ricerca di sostegni anche attraverso i canali regionali. Di certo si tratta dell’attacco di lupi più ingente avvenuto negli ultimi tempi sul nostro territorio»
RIPARBELLA. Nella mattina di domenica 21 gennaio ha aperto il cancello del recinto intorno all’ovile della sua azienda agricola a Riparbella, nel podere La Dottorina di Sopra. Come ogni giorno, pronto a dedicarsi alla cura delle sue 52 pecore. Ma quello che Mauro Gennai si è trovato davanti è stato uno spettacolo orripilante: una strage di animali, perlopiù feriti a morte e agonizzanti (al punto che lo stesso veterinario, sopraggiunto sul posto, è stato costretto a sopprimerli). Mentre poco più in là una sola pecora era stata finita dai predatori e in gran parte mangiata, con un altro animale scomparso dall’ovile (presumibilmente trascinato via dopo essere stato ucciso). In tutto, ben 17 esemplari tra pecore e agnelli di razza pomarancina rimasti vittima di un vero e proprio raid da parte dei lupi (o di ibridi) nella notte tra sabato e domenica scorsi. Con un danno imponente per un’azienda di piccole dimensioni come quella di Gennai. «Si parla di migliaia di euro di pecore perdute, per giunta vicine a figliare – racconta l’imprenditore di Riparbella – ne sono rimaste uccise undici e di una non ho trovato più traccia, mentre nella mattanza i lupi hanno ucciso anche cinque agnelli».
A certificare che si è trattato di un attacco da parte di questo genere di predatori «è stato il veterinario che mi ha inviato l’Asl quando li ho contattati per denunciare l’accaduto – racconta Gennai – è venuto per analizzare le carcasse e prendere le teste da analizzare per verificare l’assenza di Scrapie ovina (la cosiddetta “malattia del trotto”, una encefalopatia spongiforme trasmissibile che colpisce pecore e capre, nda) e ha avuto ben pochi dubbi. Quello che non capisco è come abbiano potuto penetrare nell’ovile, dato che è tutto recintato: probabilmente hanno trovato un punto più agevole dove saltare la recizione metallica». Da tempo infatti Gennai – che con la sua azienda agricola si occupa principalmente di taglio del bosco e cura un oliveto, oltre al piccolo allevamento di pecore pomarancine (una razza toscana alquanto rara) – non lascia più i suoi animali allo stato brado nei circa 100 ettari del podere. «Prima lo facevo con serenità – racconta – ma da qualche tempo i lupi si fanno sempre più vicini e più numerosi. Ormai quasi quotidianamente li avvisto nel terreno della mia azienda e già alcuni mesi fa mi sono scomparse alcune pecore, probabilmente prese da qualche lupo. Così ho pensato di passare a un allevamento semi-brado e di tenerle in una stalla recintata che controllo ogni sera, prima di tornare a casa, insieme ai miei due cani». E così ha fatto anche sabato, prima di tornare la mattina dopo e trovarsi davanti alla mattanza dei suoi animali. Per i quali, oltre alla perdita economica in sé, «ho dovuto pagare anche 500 euro di trasporto all’inceneritore. Non mi era mai successo in questa misura, ma è bastato: ho deciso di non tenere più le pecore, i rischi di vederle uccise dai predatori ormai sono troppi. E non voglio assistere ancora a un simile spettacolo».
Scosso da quanto avvenuto anche il sindaco di Riparbella, Salvatore Neri. «Siamo ovviamente vicini all’azienda colpita – dichiara il primo cittadino – e siamo pronti ad affiancarla nella ricerca di sostegni anche attraverso i canali regionali. Di certo si tratta dell’attacco di lupi più ingente avvenuto negli ultimi tempi sul nostro territorio».
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