Il Tirreno

Il caso

Lupi di notte nell’azienda agricola fanno strage di pecore e agnelli a Riparbella, imprenditore disperato: «Migliaia di euro in fumo»

di Gabriele Buffoni
A sinistra la recinzione intorno all’ovile e le carcasse delle pecore e degli agnelli uccisi durante l’attacco dei lupi
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A sinistra la recinzione intorno all’ovile e le carcasse delle pecore e degli agnelli uccisi durante l’attacco dei lupi

Il sindaco, Salvatore Neri: «Siamo ovviamente vicini all’azienda colpita e pronti ad affiancarla nella ricerca di sostegni anche attraverso i canali regionali. Di certo si tratta dell’attacco di lupi più ingente avvenuto negli ultimi tempi sul nostro territorio»

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RIPARBELLA. Nella mattina di domenica 21 gennaio ha aperto il cancello del recinto intorno all’ovile della sua azienda agricola a Riparbella, nel podere La Dottorina di Sopra. Come ogni giorno, pronto a dedicarsi alla cura delle sue 52 pecore. Ma quello che Mauro Gennai si è trovato davanti è stato uno spettacolo orripilante: una strage di animali, perlopiù feriti a morte e agonizzanti (al punto che lo stesso veterinario, sopraggiunto sul posto, è stato costretto a sopprimerli). Mentre poco più in là una sola pecora era stata finita dai predatori e in gran parte mangiata, con un altro animale scomparso dall’ovile (presumibilmente trascinato via dopo essere stato ucciso). In tutto, ben 17 esemplari tra pecore e agnelli di razza pomarancina rimasti vittima di un vero e proprio raid da parte dei lupi (o di ibridi) nella notte tra sabato e domenica scorsi. Con un danno imponente per un’azienda di piccole dimensioni come quella di Gennai. «Si parla di migliaia di euro di pecore perdute, per giunta vicine a figliare – racconta l’imprenditore di Riparbella – ne sono rimaste uccise undici e di una non ho trovato più traccia, mentre nella mattanza i lupi hanno ucciso anche cinque agnelli».

A certificare che si è trattato di un attacco da parte di questo genere di predatori «è stato il veterinario che mi ha inviato l’Asl quando li ho contattati per denunciare l’accaduto – racconta Gennai – è venuto per analizzare le carcasse e prendere le teste da analizzare per verificare l’assenza di Scrapie ovina (la cosiddetta “malattia del trotto”, una encefalopatia spongiforme trasmissibile che colpisce pecore e capre, nda) e ha avuto ben pochi dubbi. Quello che non capisco è come abbiano potuto penetrare nell’ovile, dato che è tutto recintato: probabilmente hanno trovato un punto più agevole dove saltare la recizione metallica». Da tempo infatti Gennai – che con la sua azienda agricola si occupa principalmente di taglio del bosco e cura un oliveto, oltre al piccolo allevamento di pecore pomarancine (una razza toscana alquanto rara) – non lascia più i suoi animali allo stato brado nei circa 100 ettari del podere. «Prima lo facevo con serenità – racconta – ma da qualche tempo i lupi si fanno sempre più vicini e più numerosi. Ormai quasi quotidianamente li avvisto nel terreno della mia azienda e già alcuni mesi fa mi sono scomparse alcune pecore, probabilmente prese da qualche lupo. Così ho pensato di passare a un allevamento semi-brado e di tenerle in una stalla recintata che controllo ogni sera, prima di tornare a casa, insieme ai miei due cani». E così ha fatto anche sabato, prima di tornare la mattina dopo e trovarsi davanti alla mattanza dei suoi animali. Per i quali, oltre alla perdita economica in sé, «ho dovuto pagare anche 500 euro di trasporto all’inceneritore. Non mi era mai successo in questa misura, ma è bastato: ho deciso di non tenere più le pecore, i rischi di vederle uccise dai predatori ormai sono troppi. E non voglio assistere ancora a un simile spettacolo».

Scosso da quanto avvenuto anche il sindaco di Riparbella, Salvatore Neri. «Siamo ovviamente vicini all’azienda colpita – dichiara il primo cittadino – e siamo pronti ad affiancarla nella ricerca di sostegni anche attraverso i canali regionali. Di certo si tratta dell’attacco di lupi più ingente avvenuto negli ultimi tempi sul nostro territorio».


 

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