Sicurezza
Cambio al Pronto soccorso di Cecina, si trasferisce il direttore
Il 31 gennaio sarà l’ultimo giorno di servizio del dottor Pennati
CECINA. Il 31 gennaio sarà il suo ultimo giorno da primario del Pronto Soccorso di Cecina e Piombino. Il dottor Paolo Pennati lascia l’Azienda Usl Nord Ovest per trasferirsi nell’area fiorentina. «Una scelta fatta per motivi personali, perché sono di Firenze e dopo tutto questo tempo ho bisogno di avvicinarmi a casa», spiega. Pennati.
La data è ufficiale, tant’è che l’Azienda ha già provveduto a bandire una manifestazione d’interesse che scadrà a breve per la selezione del facente funzioni che prenderà il suo posto alla guida del Pronto Soccorso, un passaggio di testimone dopo ben 14 anni consecutivi. Nel mezzo la parentesi livornese di due anni livornese, durante la quale però Pennati ha mantenuto anche la responsabilità del reparto cecinese, una pandemia, una riorganizzazione non ben definita e ancora in corso per dare concretezza all’ospedale unico di Cecina e Piombino. «Sono stati anni molto positivi, ho sempre avuto ottimi collaboratori, che mi hanno dato fiducia e da parte dei quali ho sempre percepito stima e questo ha reso tutto più semplice. Non ci sono stati scontri o messe in discussione, abbiamo sempre lavorato bene».
Quattordici anni sono un periodo lunghissimo, che ha visto il mondo della Medicina d’urgenza e dei Pronto Soccorso cambiare radicalmente. «Sono cambiati leggermente i numeri ma neanche poi tanto. Quello che è cambiato molto in questo decennio e più è la tipologia di interventi che ci troviamo ad affrontare, casi più impegnativi e complessi che adesso vengono trattati quasi totalmente in Pronto Soccorso. Quindici anni fa – ricorda – i Pronto Soccorso erano soprattutto luoghi di transito, ora è qui dentro che si svolge buona parte dell’attività diagnostica». Le estati hanno visto questo territorio accogliere un numero sempre maggiore di turisti, mettendo spesso a dura prova il Pronto Soccorso. «È vero, ma allo stesso tempo quelle estive sono problematiche più semplici, molti piccoli traumi. D’inverno invece abbiamo a che fare con pazienti cronici, complessi, e negli anni è cambiata la gestione con gli altri reparti. Prima un paziente che sanguinava andava diretto in Chirurgia, adesso magari deve essere trasferito a Livorno per interventi di radiologia interventistica, quindi viene fatto quasi tutto in Pronto Soccorso». Inevitabile ripensare al periodo del Covid, il primo, quello più tragico e sconvolgente.
«È stato sicuramente il periodo più emozionante e difficile di questi 14 anni. In realtà si è trattato di un mese, quello più impattante, che ci ha colto impreparati. Soprattutto per una realtà come Cecina, piccola e identificata almeno in questa prima fase come ospedale “non Covid”. Il Pronto Soccorso di fatto era la barriera e il nostro lavoro era anche quello di non farsi scappare pazienti Covid all’interno dell’ospedale. Per avere i risultati dei tamponi servivano giorni – ricorda -, non avevamo gli spazi per isolare i pazienti positivi e non avevamo i dispositivi di protezione adeguati. È stato un periodo che ci ha messo a dura prova ma è emozionante guardandosi indietro pensare a come siamo riusciti a reggere».
Altrettanto inevitabile è, dopo aver guardato al passato, fare una riflessione sul futuro. «Stiamo andando verso una sempre maggiore circolazione dei medici su più presidi e questo ha i suoi pro e i suoi contro. Il vantaggio sta nella maggior possibilità di confronto e nel passaggio di esperienza. Il contro è che siamo tutti abituati a lavorare in equipe, ma data la scarsità di medici si tratta di una strada obbligata».
L’ospedale di Cecina da anni è al centro di una riorganizzazione ancora da definire: deve ancora capire cosa fare “da grande” ma il punto imprescindibile è quello del Pronto Soccorso, che però è anche l’area che forse più di ogni altra ha bisogno di investimenti e spazi e risorse. «Visto in che direzione sta andando la medicina - dice Pennati -, sarà sempre più necessario avere grandi ospedali a fronte di ospedali periferici più concentrati sui Pronto Soccorso. Cecina è in una condizione particolare: perché non è piccolo, considerato anche il bacino estivo, ma neanche grande. Purtroppo da tempo ci si scontra con la difficoltà di integrazione con il presidio di Piombino, la distanza non aiuta. L’ospedale unico su due presidi ha senso se i due presidi si pensano con specialità diverse ma i chilometri che li dividono sono tali da far avere la necessità di averle su entrambi. Di fatto ancora oggi continuano ad essere percepiti come due ospedali distinti. Ma sicuramente il Pronto Soccorso me lo immagino con un’importanza sempre maggiore».
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