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Sorpresa: l’ibis sacro vicino all’abitato di Marina di Bibbona

Sorpresa: l’ibis sacro vicino all’abitato di Marina di Bibbona

La specie nell’Ue deve essere eradicata

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BIBBONA. Nel silenzio d’inverno che avvolge Marina di Bibbona, la frazione turistica si anima di nuovi ospiti. Una cittadina ha fotografato un gruppo di ibis sacro in uno spazio verde a ridosso dell’abitato. L’uccello venerato nell’antico Egitto, diffuso in tutta l’area subsahariana, anche da noi non è più così raro come si può credere. E soprattutto sulla sua testa pende una sentenza. Non esiste infatti alcun dubbio sull’origine degli ibis sacri, oggi purtroppo diffusissimi in tutto il Nord e Centro Italia: sono esemplari fuggiti dalla cattività e riprodottisi in modo incontrollato.

La Commissione europea ha inserito l’ibis sacro fra le specie che gli stati membri Ue devono eradicare dal territorio, poiché considerate “aliene invasive”. Per adempiere questo obbligo europeo l’Ispra ha predisposto la bozza del Piano di gestione su questa specie, che prevede gli abbattimenti al fine di eradicazione dal territorio italiano. La scorsa primavera la conferenza Stato Regioni ha dato parere favorevole alle misure di gestione della specie. E nelle more dei decreti attuativi la Regione Toscana ha definito un piano di controllo ed eradicazione.

Al netto dei problemi di cui è la causa è impossibile non restare affascinati dall’eleganza di questo volatile. All’inizio affascina come tutte le specie esotiche.

Il grosso uccello di palude, dall’apertura alare di circa 110 centimetri, con il capo e il collo privi di penne e di colore nero, il caratteristico becco ricurvo e il piumaggio bianco, è una specie onnivora e opportunista. Il forte aumento di questi esemplari è causa di effetti negativi sulla biodiversità autoctona.

Gli ibis sacri entrano in competizione per i siti riproduttivi, oltre che sulle aree di alimentazione. Allontanano altre specie più importanti per la conservazione. Distrugge nidi, si nutre anche di uova e pulcini oltre che di insetti e altri invertebrati che vengono catturati sia nelle acque basse delle zone paludose che sul terreno.

La presenza dell’ibis sacro è stata accertata anche nei confini dell’oasi padule di Bolgheri. Esemplari di passaggio. Ad oggi, infatti, non risulta che si siano riprodotti in zona. Una presenza che dal Nord Italia un po’alla volta avanza in direzione sud. E che fa paura. L’ibis sacro è un predatore di uova e pulcini di varie specie di uccelli nativi, come sterne, garzette, anatre, uccelli marini e di palude. Inoltre, potrebbe competere per i siti di nidificazione con altri uccelli, come la garzetta e l’airone guardabuoi.

Nel piano di eradicazione dell’ibis sacro messo a punto dalla Regione si prevede la possibilità di autorizzare interventi in tutto il territorio regionale e tutto l’anno. E si va dalla cattura con reti e gabbie trappola all’abbattimento diretto.

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