Il Tirreno

Dopo la mareggiata

Cecina, il Tombolo sud è sotto scacco: l’erosione si porta via la pineta

di Manolo Morandini
Cecina, il Tombolo sud è sotto scacco: l’erosione si porta via la pineta

Gli alberi sono divorati dall’acqua marina e dalla salsedine. Cancellati decine di metri di vegetazione

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CECINA. È un disastro che si ripete. Ogni mareggiata è una frustata in più. Una spiaggia martoriata. Col rischio che scompaia in un baleno. E a ruota i pini rimasti a difesa dell’entroterra, divorati dall’acqua e dalla salsedine. Siamo in piena riserva biogenetica: sei chilometri di pineta fragile e indifesa. Progettare e finanziare un piano per difendere il Tombolo sud significa sempre di più investire nel futuro. L’evidenza non ammette rinvii. Necessita di azioni prima che il mare si porti via tutto. E con la spiaggia, pure la pineta.

Si dice che sia il mare a mangiarsi la spiaggia, ma è una prospettiva ribaltata. Che scarica sulla natura il peso di una realtà condizionata dalla mano dell’uomo. Qualunque elemento preso a riferimento restituisce la misura di ciò che non c’è più. A Cecina si ha la dimensione del problema che negli ultimi anni ha un passo diverso. Accelerato. Messo in sicurezza l’abitato di Marina – 12 pennelli a sud della foce del fiume Cecina e 7 a nord, 430mila metri cubi di sabbia sversata per un investimento di 8 milioni, per stare ai numeri del maxi-intervento – si è iniziato a intervenire a sud dalla zona della Capannina.

I monitoraggi registrano che qui, in corrispondenza della riserva biogenetica del tombolo sud, 6 chilometri di litorale pinetato fino a Marina di Bibbona, l’erosione c’è fin dal 1938. A tratti è ridotta a poco più di un budello la spiaggia. La duna, con il ginepro coccolone e il resto della vegetazione, da anni è stata cancellata. Lo schermo non c’è più. I pini marittimi si sono ritrovati in prima linea. Impreparati. Inadatti. Non resistono al sale marino, che sulle piante ha un effetto corrosivo. A ogni mareggiata è un cimitero di alberi.

Nel 2016 è stato eseguito lo studio meteomarino, ovvero il servizio di rilievo e indagine del fondale marino. Nei documenti della Direzione difesa del suolo e protezione civile della Regione la situazione è chiara: “I dati del periodo 2005-2010 (progetto ResMar) confermano le tendenze del medio periodo, evidenziando la presenza di intensi fenomeni erosivi a sud del fosso della Cecinella”. L’erosione? Non è un fenomeno nuovo. Secondo uno studio dell’Università di Firenze dal 1938 al 1981 a Cecina si sono persi 80 metri di arenile pari ad una superficie di 11,5 ettari. Salvare quel che resta a sud di Marina di Cecina significa sempre di più investire nel futuro. L’evidenza non ammette rinvii.

La pista antincendio da anni si apre sulla spiaggia. Non è un errore dei forestali che l’hanno realizzata. Qui sono stati cancellati almeno 60 metri di pineta. Inghiottiti dal mare che si prende nuovi spazi. Inghiotte la sabbia. Mangia il terreno e abbatte la vegetazione. Il tracciato della strada che corre a ridosso dell’arenile si è trovato a fare i conti con l’erosione, che in corrispondenza del Tombolo sud sembra una forza inarrestabile.

I metri lungo la battigia si fanno chilometri. Eppure, lo scenario non cambia. Visti uno di fianco all’altro quei pini bruciati dal sale e scalzati al piede sembrano farsi forza l’uno con l’altro. Piegati dal vento. Quel che resta delle chiome ha il riporto verso terra. I rami sembrano cercare un appoggio sull’albero vicino. Quasi un abbracciarsi. Un farsi forza. Un gesto estremo che umanizza ciò che non è. Qui dell’uomo ci sono solo gli effetti di scelte sbagliate o sottovalutate. E servono tempo e molti soldi per salvare questo polmone verde.


 

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