La protesta
Rosignano, una squadra di 27 volontarie per aiutare le vittime di violenza: «Allo sportello assistite già 13 donne»
A breve l’allestimento di una casa accoglienza in un appartamento che è stato messo a disposizione da Solvay
ROSIGNANO. Un esercito di volontarie in campo per aiutare altre donne. Per offrire ascolto, supporto, informazioni, al bisogno consulenza legale e psicologica, alle vittime di violenza. Sono 27 le donne che in questo primo anno e mezzo di vita dello sportello Vanessa, aperto dalla Pubblica assistenza di Rosignano, hanno deciso di formarsi e di impegnarsi per accogliere chiunque avesse bisogno. E di queste solo poche erano volontarie attive della Pubblica assistenza.
E già questo è un primo grande risultato. L’altro numero, ancora più significativo, è quello delle donne che hanno fatto accesso allo Sportello: tredici. «Credevamo che sarebbero state meno – ammette Chiara Bianchi, vicepresidente della Pubblica assistenza e promotrice dell’apertura dello sportello -. Non ci aspettavamo questo risultato perché siamo partite da poco, e dovevamo farci conoscere». Sul fatto che ci fosse bisogno di un spazio di questo tipo, purtroppo, avevano meno dubbi. «Perché andiamo con l’ambulanza su casi di maltrattamenti. Vediamo situazioni in cui le donne sono in difficoltà. Ed è il motivo che ci ha spinto a lanciare l’iniziativa. Volevamo aiutarle ma non sapevamo come fare. Non sempre le donne vittime di violenza hanno la forza di fare il passo di rivolgersi alle forze dell’ordine o ai servizi sociali. Prima hanno bisogno di fare un percorso che le renda consapevoli, a volte soltanto meno sole. Davamo loro volantini, ma non ci sembrava abbastanza». Dunque l’idea dello sportello, luogo informale, «più familiare di un servizio istituzionale», dove trovare altre donne pronte ad ascoltare, ma pur sempre in contatto stretto con le forze dell'ordine e con i servizi sociali dell’Usl. «Non diamo consigli. Mettiamo a disposizione la consulenza legale o psicologica. A volte ascoltiamo e basta, ma è sufficiente per dare alle donne il coraggio di decidere che fare della vita. Se ce lo chiedono le accompagniamo a fare denuncia. Mostriamo quali sono i percorsi possibili per allontanarsi da situazioni che le fanno stare male». Delle 13 donne che hanno fatto accesso allo sportello solo due straniere, le altre italiane. «E non ci sono solo situazioni di disagio economico e sociale. La violenza sulle donne è trasversale ai ceti e allo stato economico». La fascia d’età è quella che va tra i 35 ai 55 anni, per lo più. «Se fa piacere pensare di essere state di supporto a 13 donne, fa riflettere sul fatto che quelle che non ci hanno cercato siano molte di più, a tutte quelle che non hanno chiesto aiuto». Prima dello sportello mancava la possibilità di un primo approccio “soft”, meno ufficiale di un accesso ai servizi sociali o una caserma di carabinieri. E mancava una casa d’emergenza per accogliere le donne che hanno bisogno di allontanarsi subito da situazioni di violenza. “Mancava” perché a breve, inizio dicembre, la Pubblica assistenza inaugurerà simbolicamente questa “casa”. «Siamo qui a sistemare i mobili. L’appartamento ci è stato messo a disposizione da Solvay e potrà accogliere fino a quattro donne, anche con minori. Avranno a disposizione un luogo protetto dove stare per un massimo di 30 giorni in attesa di trovare una sistemazione. Finora queste donne, tramite il Seus, il Servizio di emergenza sociale Valli Etrusche, andavano in alberghi che però non sono posti ideali per una donna vittima di violenza». L’inaugurazione sarà simbolica, perché il luogo della casa dovrà rimanere segreto. Ma aprirla è molto più che simbolico.
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