Gioco
Addio a Gianpiero Cagnoni, è morto nel giorno del suo 80° compleanno
Si è sentito male per un boccone andato di traverso e non si è più ripreso. I tanti amici di Casale lo hanno ricordato con un brindisi al Teatro Aperto
CASALE. Chi lo ha conosciuto non può che ricordarselo alla guida della sua Ape caravan. Gianpiero Cagnoni è scomparso dopo aver trascorso alcune settimane in rianimazione a causa di un boccone andato di traverso durante i festeggiamenti del suo 80esimo compleanno in Svizzera (il secondo, dato che “nel dubbio” Gianpiero gli 80 anni aveva voluto festeggiarli anche lo scorso anno, a 79). Inutili sono stati i soccorsi immediati. Domenica scorsa amici e familiari lo hanno ricordato a Casale Marittimo, che da diversi anni era diventata la sua casa, al Teatro Aperto, con tanti ricordi e una “sbicchierata”, come avrebbe voluto.
Originario di Broni, “assaggiatore di vini ma non intenditore”, come si definiva, grande appassionato, condivideva con Pia Pagani De Marchi la gestione dell’azienda vitivinicola sulle colline di Casale. Si è occupato fino alla pensione, un anno fa, soprattutto delle degustazioni.
Le sue erano degustazioni “chilometriche” più che a chilometro zero, amava parlare di vino, e berlo anche. È andato in pensione dall’azienda Pagani De Marchi insieme alla compagna Pia, anche se non era poi così d’accordo. «Vacci tu le diceva, non capisco perché devo andarci anch’io», con il suo inconfondibile accento lombardo. Gianpiero e Pia, una coppia, mai sposati, perché nessuno dei due lo voleva. Entrambi vedovi, si sono messi insieme dopo una “corte spietata” da parte di Gianpiero, 18 mesi ha impiegato per convincerla “ad abbassare le armi”, un corteggiamento fatto anche di gesti clamorosi, come quando lungo la strada che dal mare di Marina di Bibbona porta a Casale le aveva scritto sotto un cavalcavia «Pia ti aspetto», roba che a 60 anni nessuno si aspetterebbe mai. E alla fine Pia aveva ceduto. Indimenticabili i battibecchi scherzosi e le battute che Gianpiero con la sua fine ironia le faceva e che lei accettava, scuotendo la testa e sbottando, ma sempre col sorriso. Gianpiero si adagiava di buon grado sulla poltrona di “principe consorte”, come qualche amico aveva scritto sulla sua sedia nella platea del Festival Pensare, organizzato dall’associazione di cui Pia è presidente. «Ho un’idea – aveva detto al termine dell’ultima edizione -. Al prossimo festival facciamo “Pensiamo coi piedi”, che sarà sicuramente meglio di come tanti pensano adesso con la testa».
Grandissimo lettore, estremamente colto, aveva studiato da ingegnere e lavorato per diverse ditte anche internazionali. Guardava tutto con occhio tecnico: saliva in aereo e commentava che l’ultima revisione era stata fatta in ritardo. Era capace di scherzare su qualunque cosa. La politica invece no, quella era una cosa seria. “Comunista duro e puro”, quando oltre 20 anni fa si era trasferito a Casale aveva fatto rinascere la sezione del Pd locale e anche se ormai se ne era allontanato non aveva ancora rinunciato alla politica attiva: una settimana prima del suo compleanno era in paese a raccogliere firme per il minimo salariale. Non ha mai avuto figli né aveva una famiglia, ma aveva abbracciato quella numerosissima di Pia ed era un nonno affettuoso e presente, a modo suo, anche un po’ sopra le righe, come era lui. Dopo una vita trascorsa a viaggiare aveva scelto Casale per fermarsi, aveva ristrutturato un casolare e si era messo a fare l’olio. Amava questo territorio. E questo territorio lo ha salutato nel migliore dei modi domenica scorsa con una partecipata festa.
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