Sicurezza
Salumificio Sandri, sciopero e assemblea: i motivi della protesta
Nel mirino ci sono servizi esternalizzati dall’azienda e dati in appalto prima alla Camst e ora alla Nuovo Futuro. I titolari: «Non possiamo fare diversamente»
MONTESCUDAIO. Questa mattina il sindacato Usb di Livorno ha organizzato lo sciopero dei propri iscritti, una quarantina di operai, che lavorano nel salumificio Sandri. A fine mese si definisce il passaggio di 108 dipendenti, che attualmente lavorano alle dipendenze dell’azienda Camst, negli organici della cooperativa Nuovo Futuro di Rosignano Marittimo a cui i Sandri hanno appaltato servizi che da anni sono esternalizzati. «Nell’industria Sandri di Montescudaio, nonostante l’invito al dialogo e alla trattativa da parte del nostro sindacato, la società con la complicità di Cgil, Cisl e Uil, sta cercando di mantenere in piedi un sistema di lavoro fatto di appalti al massimo ribasso e salari da pochi euro l’ora. Da una visura camerale l’azienda in questione risulta ancora essere “impresa artigiana(sezione speciale)” pur vantando 180 addetti sul loro sito. I circa 150 operatori, attualmente in capo alla cooperativa Camst, sono assunti con il contratto multiservizi che prevede paghe da pochi euro l’ora. Contratto che, a nostro avviso, non potrebbe essere utilizzato in uno stabilimento di tipo industriale, meno che mai sulle linee di produzione», scrive Giovanni Ceraolo dell’Unione sindacale di base Livorno. «Questi lavoratori da anni subiscono continui cambi di appalto perdendo anzianità e diritti e dovendo addirittura pagare, come successo con la Cft di Firenze 10mila euro cadauno di quote sociali. Soldi che a tutt’oggi vengono chiesti ai lavoratori. Ci chiediamo se questo sistema non possa in realtà nascondere una somministrazione illecita di manodopera».
Da qui lo sciopero organizzato per oggi alle 12 con assemblea e conferenza stampa di fronte alla stabilimento Sandri di Montescudaio.
Oggi, tra l’altro, i dirigenti della cooperativa Nuovo Futuro incontrano i lavoratori, sperando che possano essere evitate situazioni conflittuali nel passaggio tra le due aziende. Roberto Sandri, uno dei titolari del salumificio, spiega che da diversi anni l’azienda esternalizza alcuni settori. «Ci sono servizi che da molti anni non gestiamo in maniera diretta – spiega Sandri – andare all’assunzione diretta di tutti i dipendenti per noi non sarebbe possibile, dovremmo valutare se chiudere alcuni reparti e ridurre il personale. Finora non c’erano stati problemi. Fino a fine mese i servizi di pulizie, il magazzino e quello per il confezionamento sono gestiti dalla Camst che però ora ha disdetto il contratto in quanto effettuerà solo servizi legati alle mense. Da qui la richiesta di circa 108 dipendenti di essere assunti in maniera diretta. Ma noi questo, lo ripeto, non siamo in grado di sostenerlo».
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