Il Tirreno

Il delitto

Omicidio di vada, ora torna a Firenze la pratica sulla scarcerazione di Fedele

di Gabriele Buffoni
L’ingresso del podere a Vada di Antonino Fedele dove ad aprile è stato ucciso a colpi di fucile il 57enne Massimiliano Moneta
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L’ingresso del podere a Vada di Antonino Fedele dove ad aprile è stato ucciso a colpi di fucile il 57enne Massimiliano Moneta

Annullata la vecchia ordinanza del Tribunale del Riesame

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ROSIGNANO. Antonino Fedele resta ancora in carcere. Ma la partita relativa alla sua permanenza nella casa circondariale “Le Sughere” di Livorno è stata ufficialmente riaperta. La corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Salvatore Cutellè che dall’arresto di Fedele – avvenuto a metà aprile scorso, quando si consegnò ai carabinieri dopo aver fatto perdere le sue tracce per sei giorni – difende l’81enne accusato di aver ucciso a colpi di fucile l’ex genero Massimiliano Moneta, di 57 anni, nell’orticello del suo podere di Vada.

La prima richiesta di scarcerazione risale all’inizio di maggio. L’avvocato Cutellè si era rivolto al Tribunale del Riesame di Firenze per chiedere l’annullamento del primo provvedimento firmato dal gip del Tribunale di Livorno. Il tentativo fu però rigettato. Successivamente quindi il legale di Fedele ha presentato un’altra istanza di revoca o di sostituzione della misura di custodia cautelare in carcere per ragioni di età e di salute dell’81enne, ritenendo l’ambiente delle Sughere incompatibile con le condizioni dell’uomo. Anche questa richiesta è stata però rigettata dal gip del tribunale di Livorno che non ha ritenuto né l’età dell’indagato né le sue condizioni di salute incompatibili con l’ambiente carcerario. Così la decisione di Antonino Fedele e del suo legale è stata quella di rivolgersi alla Cassazione, impugnando l’ordinanza del Tribunale della Libertà di Firenze e chiedendo l’annullamento di quel provvedimento. Una richiesta che la Suprema Corte ha deciso di avallare. Il 28 settembre infatti la prima sezione penale della Cassazione ha fornito la sua sentenza. «La Corte annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale competente di Firenze». In pratica, la palla passa ora nuovamente al Riesame.

«È una novità procedurale molto importante – commenta l’avvocato Cutellè – perché, pur in attesa delle motivazioni della sentenza, rimette in discussione tutto. Mi auguro che il Tribunale di Livorno, visto quanto deciso dalla Corte di Cassazione, possa procedere con la scarcerazione: se questo non avverrà – annuncia – noi andremo comunque avanti portando nuovamente la questione a Firenze. Torno a ribadirlo: il carcere non è compatibile con le condizioni di Antonino Fedele. Che in questi sei mesi, per giunta, sono molto peggiorate: è molto dimagrito – spiega l’avvocato – non ha più le capacità fisiche né psicologiche di quando è entrato alle Sughere, già all’età di 81 anni. Ha poi perso buona parte della vista e non riesce nemmeno più a stare in piedi: ogni volta che l’ho visto era costretto in sedia a rotelle. Le sue condizioni sono particolarmente gravi – conclude – e non sussistono le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza richieste dalla legge per tenerlo».

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