Il Tirreno

Al Festival di Venezia il corto di Fagioli sui disturbi alimentari

di Manolo Morandini
Al Festival di Venezia il corto di Fagioli sui disturbi alimentari

«Trattato il tema con la parabola della speranza»

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CASTEGNETO. C’è un tunnel buio nella vita di Elisa Fagioli. C’ha fatto i conti per 12 dei suoi 36 anni d’età e avrebbe potuto decidere di lasciarselo alle spalle. Invece, della sua guerra vinta contro l’anoressia ne ha fatto un impegno. «Non voglio curare le persone, non ho questa presunzione – sostiene Fagioli –. Non ho neppure quella di aiutare. Voglio solo poter dire che si può cercare quel coraggio per tornare a essere se stessi». Oggi è madre di un bambino di quattro anni, impegnata sul lavoro e piena di progetti e passioni. Ha fondato un gruppo di auto-mutuo-aiuto, per fornire sostegno e assistenza alle persone malate di disturbi alimentari e alle loro famiglie. Ha trasformato il dolore e le ferite di quel tempo in impegno. L’ultimo suo lavoro è il cortometraggio “La vita dopo”, che l’8 settembre la vedrà protagonista in uno degli eventi collaterali della 80ª edizione del Festival del cinema di Venezia. La proiezione è in programma alle ore 16 nella sala della musica dell’Hotel Ca’ Sagredo.

«Sono 13 anni che mi occupo di prevenzione e informazione sui disturbi del comportamento alimentare – afferma Fagioli –. Ho iniziato da sola, scrivendo il piccolo libro autobiografico “Il peso di una Libellula “e portando in giro per l’Italia la mia testimonianza». Che aggiunge: «Dopo la presentazione della seconda edizione del mio libro a San Remo lo scorso febbraio a maggio per il suo cortometraggio ha ricevuto il premio Donne D’Amore 2023 in Campidoglio. Adesso partecipare al Festival del cinema di Venezia è una gioia indescrivibile. Sono felice perché di Disturbi alimentari non si parla quasi mai e se viene fatto, quasi sempre, l’argomento viene trattato con estrema superficialità. Portare a un Festival così famoso una tematica così importante è una grande conquista per me».

Nel cortometraggio “La vita dopo” Elisa Fagioli, che è l’autrice e la regista, è in scena al fianco di Lorenzo Sciarrino e Ilenia Orlando, direttore della fotografia Sergio Bianchi, che ha curato anche le riprese e il montaggio. Una manciata di minuti in cui dalla malattia ci si proietta nella vita: le amicizie, l’amore. «Tratto il tema delle rinunce che una persona fa ammalandosi. Dell’isolamento e della chiusura. Ma lo faccio con una parabola di speranza. La prevenzione non si fa spettacolarizzando la malattia, ma facendo vedere come si guarisce».

“Il peso di una libellula” oltre che il titolo del suo libro autobiografico, la seconda edizione per i tipi Keanos è uscita a gennaio, è anche il nome del gruppo Facebook di auto-mutuo-aiuto che modera con l’aiuto di un medico. Uno spazio chiuso in cui si viene ammessi per condividere esperienze e si trovano le voci di persone malate e guarite. «I social riescono a far uscire fuori chi altrimenti resterebbe nell’ombra – sottolinea –. Rappresentano un piccolo aiuto e un’occasione d’incontro e confronto».


 

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