Gioco
Cecina, un’odissea cambiare il sondino alla malata grave di Alzheimer
La famiglia cerca la soluzione evitando il pronto soccorso: la storia è stata segnalata anche all’Asl che farà le verifiche necessarie.
CECINA. Da una parte l’ospedale, dall’altra il territorio. E come spesso si sente dire, l’uno non può funzionare bene senza l’altro. Quando i servizi sul territorio non funzionano o non ci sono, ogni necessità ricade sull’ospedale e in particolare sull’unico punto di accesso diretto, il Pronto Soccorso di Cecina, già sovraffollato in estate a causa della crescita esponenziale del bacino di utenza dovuta al flusso turistico e messo in difficoltà anche dai tanti accessi impropri. Territorio che però va in crisi di fronte alla richiesta di riposizionamento di un sondino naso gastrico, unica via di alimentazione e idratazione, per una donna affetta da Alzheimer grave, residente a Rosignano, completamente allettata e non autosufficiente. Seguita regolarmente dal servizio di infermiere di famiglia, che poi altro non è che il servizio di assistenza domiciliare infermieristica, succede che il giovedì sera si sfili il sondino, trovandosi così nell’impossibilità di essere idratata e alimentata con la nutrizione fornita dal servizio pubblico secondo il piano nutrizionale previsto dall’ultimo ricovero.
La prima chiamata, come raccontano i familiari, è al medico di famiglia. Che indica di rivolgersi al servizio di assistenza domiciliare infermieristica. La seconda chiamata dunque è all’Adi. Ma, come già era stato detto in precedenza alla figlia, i protocolli non consentono al personale infermieristico di posizionare il sondino naso gastrico, se non all’interno di una struttura protetta. Terza chiamata nuovamente al medico curante che a questo punto si prende il tempo per contattare il distretto sanitario e chiedere quale sia la procedura corretta. Ma dal distretto, dopo giro di consultazioni, si ribadisce che spetta all’assistenza domiciliare infermieristica. La figlia richiama a quel punto l’assistenza infermieristica e si confronta con la coordinatrice che a sua volta si prende tempo per consultarsi con la propria responsabile. Nel frattempo il suggerimento da entrambe le parti è di aggirare il problema rivolgendosi, ovviamente, al Pronto Soccorso. La donna è allettata, quindi sarebbe necessario attivare un’ambulanza per portarla a Cecina. Per portarla oltretutto in un Pronto Soccorso sovraffollato e con il personale che già fatica a stare dietro a tutti gli accessi, propri e impropri.
La figlia non si rassegna: non è possibile che non esista una procedura alternativa al viaggio in ambulanza al Pronto Soccorso per questi casi, che non possono essere poi così rari. Alla fine arriva la “sentenza”: il personale dell’assistenza infermieristica può provvedere al riposizionamento del sondino naso gastrico ma solo in presenza del medico curante (o di chi ne fa le veci) che deve essere presente per assicurarsi che sia correttamente inserito. Serve quindi che il medico curante e l’infermiere concordino quando intervenire. Il medico curante è in ferie ma grazie alla rete dell’associazione dei medici (sono in sette) si trova un medico di medicina generale disponibile nel primo pomeriggio e il problema viene, per questa volta, risolto nel primo pomeriggio. «Solo per capire come deve funzionare il servizio si è impiegato una mattinata – commenta la figlia –. Sia i medici di medicina generale che la coordinatrice dell’assistenza domiciliare sono stati disponibili e hanno cercato una soluzione per una procedura che permette a mia madre di essere alimentata e idratata. Il Pronto Soccorso non poteva essere la soluzione». Per questo servizio sono stati necessari il medico curante e l’assistenza domiciliare infermieristica. «E se il sondino si sfila nel weekend? A quel punto l’unica soluzione diventa la Guardia Medica, che può fare una richiesta con cui contattare il 118 e attivare l’ambulanza che la porti in Pronto Soccorso. La storia è stata segnalata anche all’Asl che farà le verifiche necessarie.
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