Il dolore
Aggredì con un coltello un’assistente sociale a Rosignano: il giudice lo tiene in carcere
L’accusa parla di tentato omicidio. Il movente sarebbe collegato alla decisione dei servizi sociali di trasferire la figlia dell’uomo da una Rsa di Cecina
ROSIGNANO. Resta in carcere l’aggressore dell’assistente sociale di Rosignano Solvay. L’arresto è stato convalidato e confermata la custodia cautelare in carcere. L’accusa parla di tentato omicidio.
La grande paura non è ancora metabolizzata negli uffici di via Piave, dove una volta c’era il vecchio ospedale Solvay. Sono passati appena tre giorni da quando un’assistente sociale ha rischiato di finire sotto i colpi di un uomo che si è introdotto con un coltello nella sede del Distretto Asl. È il 3 agosto, giovedì mattina: un 71enne, di Livorno, da tempo seguito dai servizi, entra nella sede del distretto sanitario e si dirige nella stanza degli assistenti sociali. Urla e minaccia: «Vi ammazzo tutti!» Ha un coltello con sé e lo punta contro l’operatrice che segue sua figlia, 37 anni, disabile grave. Cerca di colpire l’assistente sociale, più e più volte.
«Ho visto subito che intenzioni aveva, è entrato con quel coltello..» dice la donna con un filo di voce, ancora sconvolta.
Ma l’operatrice sanitaria ha prontezza di riflessi. Capisce le intenzioni di chi ha davanti e gli spinge contro la scrivania, cerca di fuggire e chiede aiuto. Intervengono i colleghi che fanno uscire le persone in sala d’attesa e chiudono l’uomo nella stanza.
Il tempo di chiamare la polizia del commissariato di Rosignano che interviene con una volante e arresta il 71enne. L’accusa è tentato omicidio.
Il movente sarebbe collegato alla decisione dei servizi sociali di trasferire la figlia dell’uomo da una Rsa di Cecina, dove si trova attualmente, a una residenza sanitaria per disabili, distante da Livorno, poiché l’Asl non ne ha altre a disposizione. «Non ve lo lascerò fare», minaccia l’uomo. Che giovedì mattina va a un colloquio con l’assistente sociale, dipendente della Società della salute delle Valli Etrusche, in una stanza al secondo piano del Distretto. È arrabbiato, protesta, minaccia. È presente anche l’operatrice (dipendente di una cooperativa) incaricata di assistere la figlia 37enne, affetta da problemi di salute (in carico ai servizi sociali e affidata a un amministratore di sostegno). L’uomo non accetta la decisione dell’Asl e si scaglia contro l’assistente sociale con il coltello che ha portato con sé.
L’operatrice è seduta alla sua scrivania, balza in piedi riuscendo a schivare i colpi e mette tra sé e l’uomo il banco di legno. Poi chiede aiuto ai colleghi. Sono momenti di panico. Una storia che poteva finire male. Adesso l’Asl ha promesso che introdurrà delle misure di sicurezza nella sede del distretto. I sindacati della sanità chiedono le guardie giurate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
