Sicurezza
Caso-Lippi, don Marco Fabbri: «A Cecina c’è scarsa attenzione al problema dell’uso di droghe»
Il parroco del Duomo invita a fare di più contro gli spacciatori: «Questa vicenda ha anche dei risvolti sulla credibilità della politica»
CECINA. Poche ore dopo la conclusione del consiglio comunale, che ha visto il centrodestra uscire dall’aula in segno di protesta dopo avere chiesto invano le dimissioni del sindaco Samuele Lippi, interviene anche don Marco Fabbri, parroco del Duomo, sulla vicenda del sindaco trovato a comprare una dose di cocaina nei boschi di Riparbella. «In questi giorni la vita cittadina è stata turbata dalla notizia riguardante l’uso di cocaina da parte del sindaco Samuele Lippi. Ciascuno è in grado di fare le proprie considerazioni su questa vicenda. Come cittadino, come cristiano e come parroco di Cecina mi sento di condividere alcune riflessioni», comincia il parroco nel suo articolato intervento. «La prima riflessione riguarda la persona di Samuele Lippi in questa dolorosa circostanza per lui e per quanti gli sono legati. Quando una persona cade, rivelando anche pubblicamente una sua debolezza, non si può che manifestare la speranza che sappia rialzarsi. Ogni uomo ha la sua fragilità e bisogna guardarsi dalle ipocrisie e dai facili moralismi. Come saggiamente dice Papa Francesco, si può accettare con semplicità che tutti siamo una complessa combinazione di luci e ombre. È importante avere intorno amici veri, disposti a dirci la verità, senza adularci o usarci. A volte il giorno che un uomo ricorda come il giorno in cui è caduto nel punto più basso può provvidenzialmente coincidere con il giorno in cui inizia il suo riscatto. Per questo chi cade, e vuole veramente rialzarsi, ha anche diritto ad essere rispettato. Se la sua caduta è anche un reato (al momento Lippi è stato segnalato alla prefettura per l’illecito amministrativo, ndr) pagherà davanti alla legge. Questo rispetto sarà più facilmente e ampiamente condiviso quanto più la persona saprà farsi carico pienamente, sinceramente, fino in fondo e sotto tutti i profili, dell’errore compiuto e della sofferenza causata», continua il sacerdote che conosce il sindaco da molti anni. La seconda riflessione riguarda l’uso della droga a Cecina. Un mondo sommerso di cui però si possono leggere alcuni segnali.
«Più volte nel passato mi è capitato di intervenire pubblicamente, come parroco, su questo tema. Devo dire che, a parte alcune lodevoli eccezioni sia in ambito politico che associativo (laico e cattolico), non ho avuto l’impressione di una sufficiente attenzione al problema». Su questo tema basti pensare a cosa succede nei boschi sulle colline intorno a Cecina dove la presenza degli spacciatori è sempre più diffusa, segno evidente che hanno una loro clientela. Senza richiesta non ci sarebbe offerta. «La droga resta un male, occorre dirlo con chiarezza, soprattutto davanti alle nuove generazioni: e non solo perché altera la percezione della realtà e distrugge la persona, ma anche per tutta un’altra serie di motivi. Come dice sempre Papa Francesco il consumo di droghe nelle società opulente provoca una costante o crescente domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i comportamenti, si distruggono vite e si finisce col degradare l’ambiente. Tutti siamo chiamati a contrastare la produzione, l’elaborazione e la distribuzione della droga nel mondo. È dovere e compito dei governi affrontare con coraggio questa lotta contro i trafficanti di morte. Trafficanti di morte: non dobbiamo avere paura di dare questa qualifica. Le persone, giovani e non, vengono adescate e trascinate in una schiavitù dalla quale è difficile liberarsi e che conduce alla perdita del senso della vita e a volte della vita stessa». Ci sono altri aspetti che hanno a che fare con il valore della politica e l’etica.
«Ultima riflessione: che sia coinvolto il sindaco in questa vicenda ha anche altri risvolti riguardanti la credibilità della politica. È certamente importante ciò che una fa o realizza, ma è altrettanto e forse più importante come lo fa. Per questo occorre un sussulto da parte di tutti: scuola, ambiente dello sport, politica, forze dell’ordine, chiesa, associazionismo per ridire alle nuove generazioni che le vie dell’onestà, della legalità e del sacrificio nell’affrontare i problemi possono essere difficili, ma sono quelle che danno senso alla vita. A Samuele Lippi, che conosco da quando era adolescente, vanno il mio incoraggiamento, la mia preghiera, e la conferma che la mia porta rimane sempre aperta», conclude il religioso che in passato non ha risparmiato critiche all’amministrazione per la poca attenzione dimostrata al decoro del cimitero di Cecina, in alcune parti lasciato in abbandono.
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