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I vignaioli di Riparbella fanno rete. Nuti: «Seguiamo l’esempio Bolgheri»

I vignaioli di Riparbella fanno rete. Nuti: «Seguiamo l’esempio Bolgheri»

Oltre 2mila presenze a Ripawine con le degustazioni di otto cantine

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RIPARBELLA. Oltre 2mila persone lo scorso weekend si sono riversate nelle vie di Riparbella per l’evento che mette in mostra, e in degustazione, i vini delle cantine di Riparbella. Un successo record che è andato in crescendo negli ultimi anni. La Pro Loco, organizzatrice dell’evento in collaborazione con il Comune, stima per questa edizione un incremento del 30 per cento di presenze. Una festa diffusa, che affianca alle cantine punti food dedicati ai piatti tipici e alle ricette riparbelline e punti di musica live: una formula che, visti i numeri, premia l’organizzazione. Ma il successo di RipaWine va di pari passo con la crescita del fenomeno “vino” a Riparbella. Quest’anno le cantine presenti erano 8, con l’esordio di Colline Albelle e il debutto il prossimo anno dell’azienda La Cava. Presenze stabili e confermate quelle delle altre cantine, molte delle quali, sebbene anche giovani, hanno già rilevanza nazionale e internazionale: La Regola, Caiarossa, Urlari, Pakravan Papi, Due Mani, Prima Pietra, Quercialuce. Ed è proprio da La Regola, cantina storica di Riparbella della famiglia Nuti, i primi a capire le potenzialità di questo territorio, che parte l’idea di fare rete, sull’esempio di quanto fatto in passato da Bolgheri, per promuovere questo territorio. «È un percorso che avevamo tentato già qualche anno fa – spiega l’avvocato Flavio Nuti, amministratore de La Regola, che insieme al fratello Luca rappresenta la quarta generazione nella conduzione dell’azienda vitivinicola -. Ma non andò in porto perché si trattava di un discorso basato sul biologico e non tutte le aziende avrebbero potuto rientrarvi».

Adesso invece i tempi sembrano essere maturi. «Perché il tema del biologico è stato superato da quello della sostenibilità, declinata per tutta la filiera della cantina, sostenibilità ambientale, ma anche economica e sociale. Che i tempi adesso siano maturi lo dimostra anche l’acquisto dell’azienda Due Mani da parte del più grande gruppo italiano, le Tenute del Leone Alato che fanno capo al gruppo assicurativo Generali. Un’azienda che ha solo 10 ettari vitati e una piccola cantina comprata per 8 milioni di euro è un sintomo significativo del valore di questo territorio. Ne gioviamo tutti ed è anche l’indizio che possiamo fare molto di più». Soprattutto promuovendo un territorio. L’idea, di cui alcune delle aziende riparbelline hanno già discusso in occasione del Vinitaly, è un’associazione di viticoltori che si impegni nella promozione e nel marketing territoriale. L’avvocato Nuti, che è anche vicepresidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, ne è il promotore. «Qui ci sono vini che hanno personalità, prodotti di un territorio che era vocato al vino già ai tempi degli Etruschi. Siamo le prime colline di fronte al mare, il terroir dona ricchezza e mineralità, e c’è un microclima perfetto. Per essere appetibili adesso è necessario individuare un territorio: Riparbella come Bolgheri deve diventare un must. E in questo senso l’unione fa la forza. L’obiettivo che ci siamo dati è di lavorare in questa direzione a partire da subito».



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