Italia
Marina di Bibbona, salva una gattina dal cofano di un’auto. «Stava cuocendo al sole: l’adotterò»
La randagia, di appena un mese e mezzo, è ora in cura dal veterinario
MARINA DI BIBBONA. Stava rientrando dalla spiaggia, intorno alle 12,30 di sabato, insieme alla propria compagna. Quando, con la coda dell’occhio, ha notato un movimento sospetto vicino al cofano di un’auto parcheggiata (una Fiat Panda nera) lungo la strada, in via dei Cavalleggeri nord: una gattina, una cucciola randagia di appena un mese e mezzo, che si è infilata di corsa nello spazio tra la ruota e il parafango del veicolo, intrufolandosi appunto nel vano motore. Così Samuele Miedico, avvocato fiorentino «fuggito dalla calura della città – racconta – per lavorare da remoto e godermi intanto un po’ di mare» ha subito lanciato l’allarme. Perché a quell’ora «all’interno di un cofano, per giunta di colore scuro, la temperatura doveva essere un inferno».
Dopo i primi, vani tentativi di estrarre da solo la gattina «ho chiamato la polizia municipale e i carabinieri che mi hanno subito dato una mano – racconta Miedico – soprattutto per cercare di identificare il proprietario dell’auto. Ogni mio tentativo di attirarla fuori, così come quello dei tanti passanti che si sono uniti a me nel tentativo di salvarla, non riscuoteva successo: la gattina sembrava spaventatissima. Tant’è che quando, dal vicino camping Le Esperidi, è arrivato il proprietario e ha aperto il cofano c’è voluto un notevole sforzo per farla uscire: ha graffiato tutti – prosegue – e ha anche strappato la maglia di chi tentava di tranquillizzarla».
Una volta estratta e infilata al sicuro in un sacco di tela però, sottraendola alla temperatura proibitiva del cofano, la cucciola si è tranquillizzata. E si è fatta condurre alla clinica veterinaria del dottor Melosi dove è stata subito reidratatata e sottoposta alle cure del caso. «Era molto debole, nemmeno miagolava – racconta l’avvocato fiorentino – in più era piena di pulci, acari, aveva la congiuntivite e pure il raffreddore. Adesso è ancora ricoverata – conclude – ma appena sarà guarita la adotterò io: ha appena un mese e mezzo, merita di essere coccolata. Come la chiamerò? Visto come l’ho incontrata, direi Panda».
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