Sicurezza
Cecina, anziano morto: «Lasciato in barella per 10 ore senza nemmeno un cuscino»
L’accorato racconto dei familiari di un pensionato di 89 anni e la replica dell’Asl
CECINA. Un anziano tenuto su una barella per dieci ore al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina, senza poter avere un cuscino. C’è una grande amarezza nelle parole di Marco Morganti e Valentina Franchi, genero e figlia di Vezio Franchi, pensionato di cecina morto all’ospedale di Livorno nei giorni scorsi. Sì, perché dopo il primo ricovero a Cecina e l’intervento a Livorno, l’anziano è morto. «Forse le cose sarebbero andate così lo stesso – spiega Morganti – ancora non lo possiamo sapere. Ma resta il dispiacere di avere visto trattare una persona come se fosse un pacco. Ci sembra che sia mancata quell’umanità che invece deve essere riservata alle persone».
Tutto comincia con una caduta. Vezio si frattura il bacino. «Al termine dei primi trenta giorni, la speranza che il bacino si fosse saldato era sfumata nel timore di tornare in piedi, e Vezio aveva accolto il prolungamento di ulteriori trenta giorni con rassegnazione. E con un pizzico di sollievo» raccontano i familiari. Sabato 24 giugno le condizioni del pensionato si aggravano. «Si alza la maglietta e il volume del seno destro è raddoppiato, triplicato. Ed è bianco. Anche il bianco stride, a confronto con la pelle ingiallita e maculata, qua e là», segni dell’età. I familiari si rivolgono alla guardia medica: la prima diagnosi è quella di flebite, ma non sarà così. «Vezio dice che l’ultima cosa al mondo che vuole fare è andare al pronto soccorso». Ma il dolore non si ferma e l’89enne la mattina successiva viene trasportato al pronto soccorso di Cecina. Arriva alle 8. Cominciano ore di angosciante attesa. «Vezio giace sul lettino del pronto soccorso, in mezzo a una moltitudine» scrivono i familiari. «Alle sei del pomeriggio Vezio ha un filo di voce. Riesce a imprecare quando gli si dice che sarà trasferito a Livorno. Per il resto chiede un cuscino, che gli è stato negato per tutto il giorno. Forse il volume della sua voce era troppo basso, e nessuno lo ha udito». Come mai in un pronto soccorso non si può avere un cuscino? Una bella domanda ma in quel momento nessuno ha tempo per fare domande. Vezio entra in ambulanza, d’urgenza. «Il medico a bordo dice che la situazione è critica, purtroppo. Quando gli viene chiesto come fosse possibile che Vezio, dopo dieci ore passate in un lettino del pronto soccorso, si trovasse in condizioni critiche, risponde qualcosa, fa una pausa, e dice: “purtroppo”». L’uomo viene operato a Livorno. «L’arteria bucata (il gonfio era dovuto a quello) è ricucita. Vezio dice che i dottori di Livorno sono tutti bravi. Chiede un cuscino, oltre a quello che ha già, questa volta gli viene dato». Il giorno successivo la situazione precipita, fino alla morte avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 giugno. «Questa è la storia di Vezio Franchi, che all’età di 89 anni ha dovuto affrontare una caduta con frattura del bacino. Ha passato trenta giorni di immobilismo nel suo letto, più altre due settimane dove poteva essere trasportato su una sedia a rotelle e da lì su una poltrona. Una storia ordinaria, forse. Quello che la famiglia non ha trovato ordinaria è stata la giornata di domenica, trascorsa in un incubo chiamato “pronto soccorso”, che ha di fatto peggiorato la salute di Vezio» hanno scritto i familiari in una lettera inviata anche all’Asl.
Le valutazioni sull’operato dei medici potranno essere fatte in un secondo momento. «Ma sulla dignità, quella che abbiamo potuto verificare nei momenti in cui ci è stato consentito un breve accesso, quella che nessuno dovrebbe meritare di perdere per nessun motivo al mondo, abbiamo molte cose da dire». Figlia e genero spiegano il loro stato d’animo. «Non è dignitoso parcheggiare persone in attesa di qualcosa. Non è dignitoso non avere la minima dotazione essenziale per garantire le minime prestazioni essenziali. Abbiamo assistito a una persona di 89 anni distesa su un lettino rigido senza cuscino per dieci ore – ripetono – Tutto questo perché, testuali parole, “il pronto soccorso non li ha in dotazione”». E non «è dignitoso» nemmeno il solito scaricabarile che non sempre convince. «Chiunque operi, direttamente o indirettamente nel contesto sanitario ha l’obbligo di migliorare lo stato delle cose. Chi non lo fa, chi non agisce in questo senso, si rende complice».
Che dire? «Difficile credere che l’Asl non abbia i soldi per comprare un cuscino- aggiungono – secondo noi c’è un problema di attenzioni. Che mancano nei vertici ma anche in chi lavora in certi servizi». Oltre al dolore alla famiglia resta la sensazione di non essere riuscita a fare tutto il possibile perché il loro caro affrontasse le ultime ore in una condizione dignitosa. «Nei prossimi giorni chiederemo le cartelle cliniche e poi valuteremo la situazione» conclude Morganti.
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