Il Tirreno

Il lutto

Ciao Alberto! Castiglioncello ti ringrazia

di Maria Meini
Ciao Alberto! Castiglioncello ti ringrazia

È morto Alberto Lami, poeta e pittore anima appassionata della Perla. La nostra dedica a un personaggio molto importante per Castiglioncello

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Alberto Lami era la sua Castiglioncello: la respirava, la viveva, la raccontava come una favola. Artista a tutto tondo, era poeta e pittore. Inventore delle Passeggiate dei Macchiaioli, aveva vissuto per molti anni a Milano dove esercitava la professione di grafico pubblicitario. Ma Castiglioncello era nel suo cuore. Con le Passeggiate ha accompagnato migliaia di persone sui luoghi dei pittori della macchia, i suoi preferiti. Difficile dimenticare la passione che l’animava quando già anziano si inerpicava sui sentieri che dalla Virgola del Castello Pasquini portano a Castelnuovo, nelle mattine d’estate, a far da cicerone ai turisti innamorati della Perla. E quando sul bus al ritorno, intonava la canzone della Maremma amara. Piangendo di commozione. Alberto Lami ha presentato premi a fianco dei grandi del cinema, ha scritto libri, organizzato mostre. Le poesie con le quali descriveva i personaggi di Castiglioncello sono state pubblicate anche dal Tirreno. È morto all’età di 89 anni. Stamani alle 10, il funerale alla camera mortuaria di Marittimo. Gli è rimasto un sogno nel cassetto: organizzare una mostra - vendita dei suoi numerosi quadri nel parco del Pasquini, devolvendo il ricavato in beneficenza. Lo vogliamo ricordare con un ritratto che Il Tirreno gli dedicò nel 2004.

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Nel dopoguerra i bimbetti di Castiglioncello sgambettavano vestiti da pirati scimmiottando un arrembaggio ai bagni Ausonia.

Ogni tempo ha i suoi giochi: gli anni ’50 erano poveri ma belli per dirla con Dino Risi, e chi il mare ce l’aveva in casa era nato con la camicia. Ma i clienti dello storico albergo Miramare - ci aveva stazionato Churchill - fecero cessare quel bailamme. I ragazzini ormai cresciuti si trasferirono in pineta... Ricordi, aneddoti; ma non parliamo di amarcord, perché Alberto Lami - castiglioncellese di madre sarda e una passione circolare tra la Toscana e Milano - non è uno che si abbandona alla nostalgia. Avrà settant’anni a maggio, Lami, ma è ancora un vulcano di idee. E un pezzo di storia di Castiglioncello lui la vive e la racconta: nei disegni, nei racconti, nei quadri, nei progetti, nelle fotografie stipate in una vecchia ventiquattrore. Grafico pubblicitario, pittore, scrittore, poeta vernacolare, velista (la sua 5 metri l’ha regalata al sindaco Alessandro Nenci quando il professore era ancora alle prime armi in mare), animatore culturale. Difficile chiuderlo in poche righe. E anche all’intervistatrice sfugge in un dedalo di mille ricordi. Come quello dell’estate ’87: il 22 agosto Lami presentò il Gran galà al Tennis club. «Lo proposi a Marisa Bartoletti, una cosa semplice. Volevo riprodurre il banchetto d’anguria che stazionava in piazzetta i primi del secolo, dove si rinfrancavano Bontempelli e Pirandello».

Ci andarono tutti: persino la schiva Silvano Mangano, bellissima diva del dopoguerra, e Sordi, Panelli, Mastroianni, Suso Cecchi D’Amico, Albertazzi, Carlo Giuffrè. Lami presentò il libro di Dario Durbè “Fattori e la scuola di Castiglioncello” insieme all’amico Panelli. Gli ospiti raccontarono la loro vita a Castiglioncello. Il ricordo della Mangano, morta prematuramente, gli è rimasto stampato nella memoria. «Stava da Suso Cecchi D’Amico; tutte le mattine alle 7 camminava lentamente sulla passeggiata, dalla baracchina per arrivare in piazzetta dove beveva un cappuccino. Le chiesi cosa provava di fronte a questo mare. Lei mi rispose semplicemente: “Quello che si prova guardando il mare”». Alberto Lami è nato nella casa dei doganieri, e ci vive ancora dopo 42 anni di pellegrinaggio sulle ferrovie italiane («Ci venivo due volte al mese, e ci passavo l’estate»).

Milano-Castiglioncello: sul quel treno ha scritto tutte le sue poesie, e sono più di 200. A Milano approdò dopo la scuola d’arte, lavorando in pubblicità (ha firmato anche gli spot della Motta). Nel 1970 si licenzia e apre uno studio di grafica pubblicitaria. E a Milano ha fatto parte per 18 anni della Famiglia toscana, l’associazione che riunisce i toscani emigrati («e perfettamente integrati», ci tiene a dire). Ma nella capitale del nord nasce anche la sua seconda passione: la pittura. Figurativa e surrealista. Decine di mostre, dagli anni Ottanta ad oggi, l’ultima due mesi fa al prestigioso Premio Bagutta, che nel 98 gli ha conferito l’Ambrogino d’argento. Ma anche Castiglioncello lo ha premiato: ha ricevuto il Ginori, ha esposto al castello Pasquini le sue caricature e poesie. Adesso ha un sogno: una mostra globale per i suoi 70 anni.

 

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