Costa Etrusca, pannelli fotovoltaici al posto delle coltivazioni. I sindaci si oppongono
Il Distretto Rurale promotore di un appello a Ministro e Regione
ROSIGNANO. Stop al consumo di territorio per fare posto ai pannelli fotovoltaici. È stata firmata anche dai sindaci di Santa Luce, Castellina, Cecina, Bibbona, Campiglia Marittima, Guardistallo, Monteverdi, Riparbella, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto, tanto per citare i Comuni sulla Costa Etrusca, una lettera indirizzata al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e alla vicepresidente e assessora all’Agroalimentare della Regione Toscana, Stefania Saccardi, con una richiesta bene precisa: evitare la diffusione generalizzata e fuori da ogni criterio di programmazione del fotovoltaico a terra e dell’agrivoltaico sui suoli agricoli, feritili e ancora coltivabili. Rosignano, non essendo nel distretto rurale, non ha firmato, ma ha portato in consiglio comunale un ordine del giorno analogo e si è mosso autonomamente.
Cosa si sta verificando? Lo spiega il sindaco di Castellina, Alessandro Giari. «Come sindaci dei Comuni che fanno parte del Distretto agricolo abbiamo una preoccupazione e vogliamo tutelare le aree agricole e di pregio che abbiamo – spiega Giari – la Regione ha individuato una serie di aree dove possono essere realizzati impianti fotovoltaici. E alcune multinazionali sono pronte a investire nel settore della produzione di rinnovabili. È necessario però mettere un freno». Insomma la lettera “accende” l’attenzione su un tema che a lungo andare potrebbe diventare un problema. «Una pala eolica di quelle che stiamo per avere a Castellina produce una grande quantità di energia ed evita di avere 10 ettari di terreno coperti dai pannelli fotovoltaici» spiega Giari. Il fenomeno sta destando preoccupazione e timori diffusi, tra le popolazioni interessate e nelle amministrazioni». Per questo un gruppo di sindaci toscani, di ogni appartenenza politica, intende promuovere questa iniziativa – spiega Giacomo Sanavio del Distretto Rurale – c’è bisogno di attenzione per la salvaguardia del suolo agrario e del paesaggio delle aree rurali. Ovviamente senza disconoscere «né le esigenze prioritarie di garantire la transizione ecologica verso le fonti energetiche rinnovabili né, tanto meno, il tema del giusto reddito per gli imprenditori agricoli. Tuttavia sarebbe comunque auspicabile un governo attento della materia ed un approccio olistico alla sua complessità». L’iniziativa mira a coinvolgere numerosi ulteriori territori e amministrazioni e di sollecitare un diffuso dibattito nell’opinione pubblica. «Non ignoriamo il grido di dolore che si leva da molti imprenditori agricoli rispetto alle difficoltà sempre maggiori nel sostenere i costi di produzione e la mancanza di redditi adeguati, crediamo però che costruire risposte attraverso politiche volte alla strutturazione ed al consolidamento delle filiere, sulla costruzione di canali di commercializzazione alternativi e innovativi che mirino ad alleanze con i consumatori per sottrarre i produttori agricoli al ricatto della speculazione e delle oscillazioni di mercato dettate dalla finanza globale, dovrebbe essere la strada da percorrere e privilegiare» scrivono. Cosa chiedono? «Di bloccare il consumo di suolo, esprimendo un chiaro no agli impianti fotovoltaici nei campi, suggerendo invece come impianti a terra si possono fare su aree già impermeabilizzate o irrimediabilmente compromesse, come le discariche o le cave esaurite, o lungo tutti i tracciati ferroviari e stradali (molto spesso abbandonate a se stesse e degradate), su ogni copertura di strutture e nelle sterminate distese di aree già impermeabilizzate (aree produttive o parcheggi).
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