Il Tirreno

L’intervista

L’esperta sul malessere dei ragazzi: «Segnalate sempre, chiedete aiuto, senza paura Il malessere emotivo conta quanto quello fisico»

di Cecilia Morello
L’esperta sul malessere dei ragazzi: «Segnalate sempre, chiedete aiuto, senza paura Il malessere emotivo conta quanto quello fisico»

Daniela Conti, psicologa e psicoterapeuta, invita le famiglie a leggere i “cambiamenti” I servizi ci sono: il consultorio, il servizio di Psicologia Evolutiva e Neuropsichiatria Infantile

4 MINUTI DI LETTURA





CECINA. L’adolescenza è l’età in cui tutto è amplificato: i grandi amori, le passioni totalizzanti, le più grandi delusioni. Tutto cambia. «È definita crisi per eccesso e non a caso» spiega Daniela Conti, psicologa e psicoterapeuta che da anni collabora con scuole e insegnanti. «I ragazzi e le ragazze in questa fase stanno male. Ma di disagio si parla quando ci sono comportamenti che sono frutto di una sofferenza estrema, che i ragazzi non riescono a gestire».

Come possiamo capire quando ci sono dei segnali da non sottovalutare? Quando lo “stare male” è troppo?

«I segnali possono essere tanti, ma spesso sono molto evidenti. Dico spesso che gli adolescenti “lampeggiano”, perché comunicano attraverso i loro comportamenti e lo fanno per essere ascoltati. Sono segnali evidenti, difficili da ignorare. Sono soprattutto forti cambiamenti nelle abitudini. Un giovane che ha sempre fatto sport e che smette, che non esce più con gli amici, che ha sempre studiato e improvvisamente non ha più interesse, dormiva e non dorme più… È normale che un adolescente sia lunatico, che possa rispondere male o che passi una giornata sul divano a mangiare gelato. Non è normale che lo faccia tutti i giorni. La perseveranza di certi comportamenti e l’atteggiamento di chiusura fanno la differenza. I ragazzi parlano anche quando non parlano».

Cosa fare di fronte a questi segnali?

«Devono essere intercettati da qualcuno. Penso all’autolesionismo, che vediamo sempre di più e sempre più tra ragazzi e ragazze anche di prima e seconda media. Sono tagli fatti in punti strategici per non farli vedere ai genitori, ma insegnanti e compagni di scuola li notano e a noi consulenti arrivano le segnalazioni. Perché alla fine hanno bisogno di farli vedere, lo scopo è proprio cercare qualcuno che riconosca i segnali che mandano. E quando il disagio tocca punte come la volontà di morte significa che c’è solitudine, vuol dire non essere stati in grado di vedere qualcuno pronto ad aiutarti».

A volte forse gli adulti vedono e sottovalutano?

«Gli adulti devono essere pronti a cogliere ma soprattutto ad accogliere, senza aver paura di questo malessere. Succede spesso che i genitori non autorizzino il colloquio individuale con lo psicologo, come se un malessere emotivo fosse meno importante di un malessere fisico. Voglio dire, se ti rompi una gamba vai dall’ortopedico no? E io credo che sia la paura a frenare. Lo psicologo però non giudica, aiuta. E chiedere aiuto è fondamentale».

Quanto la pandemia ha fatto la sua parte nel disagio tra i giovani? «Non è una cosa nata con il Covid e il lockdown, ma certo lo ha amplificato. Ha significato una vicinanza obbligata e dove c’era conflitto o disfunzionalità, il lockdown ha peggiorato le cose, i figli sono stati costretti a viverla costantemente. Non a caso per esempio sono aumentate notevolmente le separazioni. Per i ragazzi che entravano nell’adolescenza è venuto meno il gruppo di appartenenza, con il quale vivi certe esperienze. La realtà “reale” è stata sostituita da quella virtuale ma non è la stessa cosa, e ha determinato quelle che sono chiamate sindromi della capanna».

Come prevenire situazioni estreme di disagio?

«Sono situazioni complesse e non voglio semplificare. Per questo suggerisco di segnalare sempre allo psicologo della scuola. Gli insegnanti ormai hanno un occhio clinico, sono abituati a confrontarsi con noi professionisti, e raccolgono anche le voci degli altri studenti. Poi si valuta insieme: a volte è, a volte non è, anche se spesso è. Stessa cosa vale per i genitori e per tutti gli adulti che ruotano intorno al ragazzo o alla ragazza. I servizi ci sono: a partire dal pediatra, il consultorio, il servizio di Psicologia Evolutiva e di Neuropsichiatria Infantile. È fondamentale chiedere aiuto, invece ci si isola, e lo fanno anche i genitori. Gli adolescenti hanno bisogno di autonomia ma anche di regole, di confini, di qualcuno a cui opporsi, hanno bisogno di sentire l’interesse. Chiedete a cosa giocano, cosa ascoltano, senza giudicare né inquisire, ma senza lasciarli soli soprattutto nell’oceano del virtuale. Fate loro capire che li vedete come persone, non come segmenti: che non valgono il voto che prendono a scuola o il risultato nello sport, che sono persone e complesse. Non è facile, per niente, ed è per questo che è fondamentale mettere da parte le paure e chiedere aiuto laddove se ne senta il bisogno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web