Il Tirreno

L’appello

Il grido della figlia di Francesca, uccisa dal marito: «Le donne hanno il diritto di scegliere e realizzarsi»

di Sabrina Chiellini
Il grido della figlia di Francesca, uccisa dal marito: «Le donne hanno il diritto di scegliere e realizzarsi»

A distanza di cinque anni dalla morte della donna – 45 anni, madre di due figlie – familiari, amici, associazioni e rappresentanti dell’amministrazione comunale rinnovano l’impegno a dire no alla violenza di genere

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ROSIGNANO. Francesca viveva nella paura. Aveva denunciato più volte l’ex marito. Lui non si rassegnava alla fine della loro relazione. Richieste di aiuto che non l’avevano messa al sicuro. A distanza di cinque anni dalla morte della donna – 45 anni, madre di due figlie – familiari, amici, associazioni e rappresentanti dell’amministrazione comunale rinnovano l’impegno a dire no alla violenza di genere. Partecipano in tanti alla fiaccolata per dimostrare che solamente camminando insieme si potrà raggiungere la vera parità tra donne e uomini. Così l’onda del passaggio delle fiaccole – siamo alla vigilia di San Valentino e nel giorno del triste anniversario del femminicidio – all’ora del tramonto illumina le strade di Solvay e la piazza del Mercato dove il corteo si ferma per una riflessione. La lettera scritta da una delle due figlie di Francesca, letta da Cecilia Quochi, presidente dell’associazione “Francesca sono io”, viene accolta da un rispettoso silenzio. Quelle parole sono come un abbbraccio per i partecipanti. Raccontano il dolore di una figlia, rimasta orfana dei genitori troppo presto, e lasciano aperta la speranza che un giorno si arrivi a riconoscere che le donne «hanno il diritto di realizzarsi e di scegliere ciò che vogliono nella loro vita», scrive l’adolescente. «C’è ancora molto da fare in modo che il rispetto nei confronti delle donne entri nella cultura e nell’educazione a livello globale», aggiunge la figlia di Francesca. Se pensiamo al fenomeno delle donne uccise, «potremmo definirci ancora incivili e barbari». Poi un riferimento all’importanza della prevenzione e dell’ascolto. «Credo sia importante la prevenzione sotto ogni aspetto a partire dalle scuole, dalla famiglia, dai rapporti di coppia e tra amici. Imparare ad essere dei bravi ascoltatori forse può essere l’inizio» per quel cambiamento culturale che potrebbe salvare tante vite. Insieme alla commissione pari opportunità – la presidente Marina Di Murro ringrazia per la numerosa partecipazione – e alle donne di “Francesca sono io” a guidare il corteo, partito dalla chiesa di Santa Croce, c’è il sindaco Daniele Donati. Al gruppo si unisce anche il parroco, don Matteo Seu.

Donati si rivolge ai familiari ma anche ai cittadini, affinché stiano in ascolto, sappiano “leggere” le richieste di aiuto che magari possono arrivare in una piccola comunità, dai vicini di casa.

«Dopo la pandemia, queste fiaccolate tornano a illuminare le nostre strade. Abbiamo fermato il traffico per dare a tutti il modo di riflettere sulla violenza di genere – ha detto Donati – Non è solo un impegno delle istituzioni, ma è un impegno che deve essere condiviso da tutti. Da quello che è successo a Francesca cinque anni fa è nato un movimento positivo che non potrà che migliorarci». La fiaccolata è un modo per tenere alta l’attenzione sulla violenza contro le donne, una spirale senza fine. «Dobbiamo puntare sull’educazione affettiva, sulla creazione di una rete di ascolto così da prevenire tragedie come quella che oggi ricordiamo, e su un impegno corale per costruire una cultura della convivenza e del rispetto». “Francesca Sono Io” nasce proprio per attivare le coscienze su un tema di attualità. Il presidente della Pubblica Assistenza, Cristiano Cecchini, annuncia, oltre alla rete degli sportelli di ascolto, l’apertura di una casa per donne vittime di violenza. C’è un territorio che ha pagato in termini di dolore e vuole fare la sua parte.

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