Il Tirreno

Salute

Ambulanze con infermieri a bordo: «Sono in grado di fare i soccorsi»

di Melania Carnevali
Ambulanze con infermieri a bordo: «Sono in grado di fare i soccorsi»

Ieri l’incontro con gli addetti del settore sulla riforma sanitaria regionale Casani: «Era necessaria». Per attuarla l’Asl ha creato due gruppi di lavoro

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CECINA. Un gruppo di lavoro si sta occupando della riorganizzazione della continuità assistenziale, l’altro di quella dell’emergenza urgenza. Entrambi dovranno preparare un piano e presentarlo agli stakeholder, cioè ai soggetti interessati dai progetti. Ma «le due riforme devono marciare in modo sinergico. Vogliamo che le aziende sanitarie ci lavorino nei prossimi quattro mesi», ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Simone Bezzini durante l’incontro che si è tenuto ieri nella sala convegni del palazzo del portuale.

L’incontro – a cui hanno partecipato tutti gli addetti al settore, dai medici al mondo del volontariato – era proprio sulle riforme sanitarie approvate dalla giunta lo scorso dicembre. Riforme che dovranno tradursi in progetti in ogni azienda sanitaria. L’Asl nord ovest ci sta già lavorando. Un gruppo, coordinato da Cinzia Porrà, si sta occupando della riorganizzazione della continuità assistenziale. Il piano della Regione è quello di potenziare le cure domiciliari e la presa in carico sul territorio. Un ruolo importante lo avranno l’innovazione e i servizi digitalizzati, la telemedicina e il telemonitoraggio. Il cittadino continuerà ad accedere al sistema attraverso il 116117 (il numero unico per cure non urgenti), rivolgendosi al medico o al pediatra di famiglia, alle case di comunità o al punto unico di accesso, attraverso il segretariato sociale o ai punti insieme, ai consultori e ai servizi della salute mentale delle dipendenze, ai centri servizi e ai centri per le famiglie. Ma come questo si tradurrà sul territorio? Ancora non è chiaro. «Abbiamo messo a punto un percorso diviso in tre fasi – ha spiegato Porrà -. La prima è di raccolta e di analisi dei dati. Dati che ci permettono di fare una mappatura delle sedi di continuità assistenziali presenti, della popolazione, delle chiamate, dei vari turni. Nella seconda ci sarà una riorganizzazione a livello distrettuale e nella terza a livello aziendale». Parallelamente ci sarà l’implementazione della centrale unica. «Avremo operatori altamente professionalizzati che saranno in grado di distinguere le richieste di natura sanitaria da altre, il grado di emergenza, ecc», continua Porrà. Poi c’è il settore dell’emergenza urgenza, a cui sta lavorando la squadra coordinata da Alberto Conti, direttore del dipartimento, e Andrea Nicolini, direttore area emergenza urgenza del 118. Il primo obiettivo, spiega Nicolini, sarà quello di garantire «una copertura delle località con più di mille abitanti entro 8 minuti». Non ci sarà più distinzione tra aree urbane ed extraurbane. Ci sarà poi «un aumento dei mezzi di soccorso» e una distribuzione «più omogenea sul territorio». Aumenteranno quindi i mezzi con defibrillatore automatico e saranno distribuiti più omogeneamente nelle varie province. Aumenteranno anche i mezzi con personale infermieristico «assolutamente in grado di assolvere questo compito che viene svolto attraverso protocolli specifici», dice Nicolini. Aumenteranno infine anche le auto-mediche. Non solo. Alcune auto-mediche potrebbero essere utilizzate come rinforzo ai pronto soccorso. «In modo che i sanitari non impegnati in strada possano essere utilizzati nei pronto soccorso». Secondo la direttrice generale dell’Asl, Maria Letizia Casani, «questa riforma non può più attendere. Ci aspettiamo è che si arrivi a modelli organizzativi che riescano a utilizzare le poche risorse e a spostare i servizi sul territorio».


 

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