Toscana
«Operaia denuncia irregolarità e la licenziano»: sindacato accusa, Rea smentisce le motivazioni
L’azienda di rifiuti conferma il licenziamento ma afferma che il provvedimento scaturisce da motivi diversi
ROSIGNANO. «Licenziata a tre anni dalla pensione per avere denunciato gravi irregolarità». L’accusa è di quelle pesanti e arriva dall’Unione sindacale di base che si schiera a fianco di un’operaia di Rea/Reti ambiente di Rosignano (igiene ambientale) che è stata licenziata prima di Natale «dopo che aveva fatto emergere, gravi irregolarità nello smaltimento dei rifiuti». Un’accusa a cui Rea risponde: «Le cose non stanno così, la dipendente sa cosa è successo. Nella lettera di licenziamento ha ricevuto anche le contestazioni, ben diverse da quelle dette dal sindacato. Comunque c’è un’indagine di più non possiamo dire».
Questi i fatti portati alla luce dal sindacato, con una nota arrivata nel pomeriggio di ieri. Nel febbraio 2021 un incendio devastò il capannone principale adibito alla selezione e recupero dei rifiuti cosiddetti “ingombranti” di proprietà della società Scapigliato Srl ubicato a Cecina». Impianto che, tra l’altro, da poco Scapigliato ha venduto a Rea (faceva selezione del recupero di materiale) .
Dopo l’incendio, per motivi di sicurezza, «la società ha messo in atto una nuova prassi nel controllo dei rifiuti “imponendo” a Rea un maggiore controllo sulla effettiva tipologia del materiale conferito per evitare la presenza di legno all’interno della struttura». Rea ha quindi dovuto reperire un impianto diverso per il conferimento di quest’ultimo materiale. I primi di luglio arriva una segnalazione «alla dirigenza della Rea circa modalità non conformi di smaltimento dei rifiuti all’interno della stazione» ecologica di Cecina, stando ancora al sindacato. «Renata, operatrice a tre anni dalla pensione e con problemi di salute, viene ascoltata e fa emergere quello che tutti sanno. Cioè che alcuni quadri aziendali chiedono ai dipendenti di far conferire sistematicamente materiali lignei all’interno dei cassoni degli ingombranti in barba a qualsiasi regolamento e buon senso».
Dopo alcuni mesi, alla fine dell’indagine, due quadri aziendali sono stati sospesi e trasferiti dal proprio ufficio. «In un paese normale Renata avrebbe ricevuto il plauso dell’azienda ma purtroppo non è andata così. Nei mesi successivi, le viene messo alle calcagna un ispettore privato, che paghiamo noi tutti attraverso le tasse, e viene seguita in ogni momento. I primi di dicembre è arrivata la sospensione cautelativa e subito dopo il licenziamento in tronco ovviamente con un pretesto. Poco importa, per loro, se poi attraverso il giudice sarà reintegrata. Le eventuali spese processuali e il risarcimento verrà pagato con soldi pubblici», spiega ancora il sindacato che ritiene il provvedimento una «rappresaglia» messa in atto dall’azienda.
Usb nei prossimi giorni partirà con una campagna di informazione tra i lavoratori della società di igiene ambientale. «Rea deve immediatamente ritirare il licenziamento e restituire alla dipendente la dignità e il rispetto che si merita» scrive il sindacato di base.
Rea, senza entrare nel merito per una ragione legata alle indagini, conferma il licenziamento ma afferma che il provvedimento scaturisce da motivazioni diverse.
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