Il Tirreno

«Vogliono trattare inerti vicino alle nostre case»

di Cecilia Morello
«Vogliono trattare inerti vicino alle nostre case»

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BIBBONA. Realizzazione di un impianto di dosaggio, stoccaggio e trasformazione di materiale inerte e costruzioni ad esso connesse. In pratica un impianto di frantumazione di inerti da edilizia e demolizione. È stato previsto a Bibbona, nella zona artigianale del Mannaione, in via della Camminata. Dove adesso c’è l’ex capannone della fabbrica di statuine Santini, che dovrà essere demolito. Il piano attuativo di iniziativa privata è stato presentato in Comune da Gianna Bigazzi per conto della società Gea Srl ed è stato portato in consiglio comunale nella giornata di ieri, alla vigilia delle feste di Natale. Il piano è stato approvato a maggioranza, con soli due no. E c’è già chi è in subbuglio. I residenti della zona, circa una decina di famiglie, sono preoccupati per le conseguenze che la realizzazione dell’impianto potrebbe avere sull’area.

«Sarà un gran polverone», dicono, e potrebbe esserlo in tutti i sensi. «Siamo stati informati di questo progetto perché nei mesi scorsi è stato fatto un incontro con i tecnici ma nessuno è sceso nel dettaglio. Abbiamo sentito parlare anche del progetto di realizzare un impianto di betonaggio, per fare il cemento», dicono i residenti. Uno di loro ha anche misurato la distanza tra la propria casa e l’area dove dovrebbe sorgere l’impianto: un centinaio di metri. «Dal centro della mia cucina al centro dell’area interessata ci sono poco più di 100 metri. Dal margine ce ne sono appena 60». Un progetto, portato avanti dalla giunta del sindaco Massimo Fedeli, che farà discutere, sicuramente, perché seppure in zona artigianale, qui sorgono abitazioni e aziende agricole, anche biologiche. Tant’è che il progetto è finito anche sotto la lente di Legambiente Costa Etrusca che nei giorni scorsi ha scritto ad assessore e sindaco del Comune di Bibbona per chiedere che un simile progetto venga valutato con attenzione prima di essere avvallato.

«Abbiamo saputo che c’è questo progetto di iniziativa privata per la realizzazione di un impianto di trasformazione e recupero di materiali di edilizia. Di impianti di questo tipo in zona ne esistono già tre – spiega Angelo Ferrara di Legambiente Costa Etrusca – , uno dei quali è a pochi chilometri dall’area. Ci chiediamo innanzitutto se sia davvero necessario. E poi se quella sia una zona idonea dato che è soprattutto a vocazione artigianale, commerciale ed agricola, oltre ad avere una parte residenziale. Nella nostra lettera abbiamo offerto degli spunti di riflessione all’Amministrazione, anche in virtù del fatto che ci sono cittadini che non sono d’accordo». In consiglio comunale Stefano Pacchini ha espresso perplessità rispetto al problema della viabilità e all’aumento di passaggio, inevitabile, di mezzi pesanti. Hanno votato contro Antonio Donnarumma e Giuseppe Ciarcia. Quest’ultimo in particolare si è detto «estremamente preoccupato perché la realizzazione di un simile impianto potrebbe rappresentare il colpo di grazia per un’area commerciale che ha sempre faticato a decollare. C’è un’unica via di accesso ed uscita, e un incrocio dove spesso si sono verificati incidenti anche importanti. Impianti simili nella nostra zona ce ne sono ma sono tutti in aree più isolate e anche laddove ci sono dei capannoni vicini sappiamo che ci sono lamentele». «È un procedimento complesso – ha chiarito il sindaco Fedeli – . Siamo ancora in una fase di discussione perché il progetto è soggetto a Vas e potrà diventare definitivo solo una volta che tutti gli enti abbiano espresso il loro parere, valutandone l’impatto a 360 gradi. Si tratta comunque di una previsione legittima per l’area, un’attività coerente con le aree industriali artigianali, non andiamo a modificare niente. L’area a nord tra l’altro è in espansione, verranno costruiti nuovi capannoni. Sicuramente la convivenza tra le varie attività dovrà essere ben valutata, ma saranno fatti tutti i passaggi dovuti».


 

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