Toscana
Morì investita sulle strisce da un’ambulanza: la causa si chiude dopo 18 anni
Gina Giorgi aveva 75 anni, stava attraversando la strada quando è arrivata un’ambulanza della Misericordia sanvincenzina che trasportava un medico atteso all’altezza del Bambolo da un’altra ambulanza
SAN VINCENZO. È morta sull’Aurelia, investita da un’ambulanza mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali. Gina Giorgi aveva 75 anni. Proprio in quel momento stava arrivando un’ambulanza della Misericordia sanvincenzina che trasportava un medico atteso all’altezza del Bambolo da un’altra ambulanza con cui doveva avvenire il rendez vous per dare le prime cure a un’anziana di Sassetta. Erano da poco passate le ore 10 del 25 maggio del 2004. A distanza di 18 anni si conclude la vicenda processuale anche in sede civile.
La donna venne subito soccorsa dal medico che si trovava a bordo dell’ambulanza, mentre contemporaneamente veniva dato l’allarme al 118 e in breve arrivava l’eliambulanza. Giorgi era in condizioni disperate e tutte le cure sono risultate vane. Troppo gravi le ferite. L’anziana morì nel giro di pochi minuti. È del 6 dicembre scorso l’ordinanza della Cassazione che attribuisce per intero la responsabilità al conducente del veicolo. A renderlo noto è Marta Rofi, figlia della signora Giorgi. All’epoca aveva un bambino piccolo ed era in attesa del secondo figlio. Ad assisterla sia in sede penale che civile è stato fin dagli inizi l’avvocato Nando Bartolomei del Foro di Livorno.
In sede penale la sentenza di primo grado è del 2007. Viene accertata la esclusiva responsabilità del conducente del mezzo di soccorso. L’ambulanza che viaggiava con tutti i dispositivi di segnalazione acustici e luminosi in funzione ha finito per urtare la donna sbalzandola di alcuni metri. Inutile la manovra disperata per scongiurare l’impatto, testimoniata dalla lunga frenata i cui segni sono rimasti stampati sull’asfalto per una trentina di metri. La responsabilità viene confermata in appello nel 2009. Nel 2011 inizia il procedimento civile con la sentenza di primo grado che arriva nel 2015. Seguono il ricorso in appello della Confraternita e la compagnia assicuratrice che si chiude con sentenza nel 2019 in cui si ribalta la lettura dell’incidente accertando la concorrente e prevalente responsabilità della vittima nell’aver causato il sinistro. Avverso la sentenza Rofi si è rimessa al giudizio della Cassazione che ha annullato la sentenza impugnata. In definitiva, dopo quasi 20 anni, è stata esclusa qualsiasi responsabilità, anche solo concorrente, della vittima nel sinistro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
