La protesta
Mancano i ginecologi al consultorio: donne in presidio all’ospedale di Cecina
A dicembre l’Azienda Usl procederà a un nuovo bando e nel frattempo, assicura, «non vi saranno variazioni nel percorso intrapreso dalle donne, che potranno ricevere tutte le medesime prestazioni che fino ad oggi sono state garantite»
CECINA. Un presidio all’ospedale di Cecina, organizzato da Non Una di Meno Livorno e Pisa, per chiedere che il consultorio delle Valli Etruschi torni a funzionare a pieno regime. Come raccontato da Il Tirreno, il problema è la carenza di ginecologi. Fino a poco tempo fa il consultorio di Cecina (e le sedi di Rosignano e Donoratico) potevano contare su tre medici che con un monte orari diversi garantivano il servizio, per un totale di 80 ore e mezzo settimanali. Dal 1° novembre le 80 ore e mezzo sono diventate 56 e mezzo, causa un pensionamento e un bando per la sostituzione andato a vuoto, e a questo si sono aggiunte una dimissione e una assenza prolungata. A dicembre l’Azienda Usl procederà a un nuovo bando e nel frattempo, assicura, «non vi saranno variazioni di sorta nel percorso intrapreso dalle donne, che potranno ricevere tutte le medesime prestazioni che fino ad oggi sono state garantite. Sarà assicurata la completezza di questo percorso con le ostetriche, infermiere, psicologhe e assistenti sociali del Consultorio, e con il supporto delle ginecologhe del reparto di Ostetricia e Ginecologia, fintanto che perdureranno le criticità relative alla ginecologia consultoriale».
Rassicurazioni che non sono sufficienti per Non Una Di Meno, la rete del movimento femminista, che ha annunciato un presidio per domani, giovedì, alle ore 11 all’ingresso dell’ospedale di Cecina. «In un quadro generale di tagli che colpiscono pesantemente la sanità pubblica a vantaggio del privato, la crisi di un servizio essenziale sul territorio, come un consultorio, è tanto più inaccettabile. Ci troviamo di fronte a una sanità sempre più di classe, che lascia indietro i soggetti più poveri e socialmente più fragili, soprattutto le donne, i giovani, le persone straniere, le libere soggettività». Il consultorio offre servizi che riguardano la salute femminile e rappresenta un punto di riferimento sul territorio, anche per le tante donne immigrate e tutte coloro che non possono rivolgersi alla sanità privata. «Sappiamo che l’Asl ha previsto un ulteriore bando per reperire il personale mancante, ma il consultorio non può essere considerato un servizio accessorio, da ridurre e poi forse chiudere, bensì una reale necessità da sostenere con risorse adeguate e assunzioni». In Italia ci sono 1800 consultori, la legge ne prevede uno ogni 20.000 abitanti in zone urbane, ogni 10.000/15.000 in zone extraurbane. «Ne abbiamo invece solo il 40%. Alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza di genere il 25 novembre, che ci vede da anni impegnate nel denunciare le varie forme in cui la violenza si presenta, noi diciamo che negare servizi che garantiscono la scelta è violenza! Il consultorio deve rispondere ai bisogni e alla volontà di libera scelta in materia di salute sessuale, contraccezione, maternità e aborto con un servizio accessibile e gratuito per tutto, indipendentemente da reddito, fascia di età, cittadinanza, orientamento sessuale». Il consultorio rappresenta il primo punto di accesso per le donne che decidono di intraprendere il percorso dell’interruzione di gravidanza, così come previsto dalla Legge 194/78, e l’Asl a questo proposito è intervenuta per dire che «questo percorso continuerà ad essere garantito con la massima completezza, cura ed attenzione. Non vi saranno variazioni di sorta nel percorso intrapreso dalle donne», ma di fatto è “spostato” in reparto. «Come movimento femminista e transfemminista rivendichiamo con forza che tutti i consultori includano anche l'assistenza alle soggettività Lgbtqia+ per ora indirizzate ai rari consultori dedicati. Riprenderci i consultori significa riportare in questi spazi l’intento con cui sono nati: non un mero servizio ambulatoriale, ma spazio socio-sanitari, intimamente politici, di cura, incontro e confronto. Vogliamo che il consultorio di Cecina sia dotato di tutte le figure professionali utili al suo pieno funzionamento. La struttura ospedaliera può intervenire sulle urgenze ma non può ricoprire tutti i servizi che il consultorio fornisce. Vogliamo un ampliamento dei servizi territoriali, incluso il consultorio volti a migliorare la qualità della vita e garantire la libera scelta».
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