Il Tirreno

Rosignano

L’arte entra in fabbrica. «Così si genera cultura»

di Michele Falorni
L’arte entra in fabbrica. «Così si genera cultura»

Cinque opere di Tonelli esposte nel parco industriale della Solvay. «La pittura deve avere il coraggio di andare nei luoghi non comuni»

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ROSIGNANO. L’arte entra nella fabbrica. Stefano Tonelli, artista di Montescudaio, è autore di cinque opere posizionate nel Parco Solvay a Rosignano.

Il viaggio in pullman compiuto da studenti e residenti le ha svelate, mostrando l’esplosione dei colori e il dinamismo che distingue composizione e tratto. A colpo d’occhio, i quadri in grande formato a un passo dagli antichi muri della fabbrica sono in contrapposizione, invece la scelta è voluta. Perché è «un tentativo – spiega l’autore – per costruire un dialogo con l’ambiente». Pittore dall’età di 16 anni, racconta di aver percorso più volte a piedi le strade interne della fabbrica per trasformare un’intuizione in progetto e trovare la giusta collocazione alle sue opere. Non è stato semplice, sono serviti tempo e capacità di osservazione collegati «al bisogno di provare emozioni che in studio hanno preso forma diventando “Dichiarazioni esistenziali”, dato che ogni luogo ne genera una. Non ero mai stato alla Solvay e, sebbene abbia lavorato in varie zone del mondo, è la prima volta che mi cimento in un’impresa così straordinaria. È un posto diverso e penso che sia il momento in cui l’arte, invece di proporsi con giochi vanitosi nei musei e nelle gallerie, debba ritrovare il suo spirito di servizio, stimolando e interrogando i luoghi dove ciò non succede. Solvay ha avuto un’idea geniale e io mi sono buttato a capofitto perché era un’operazione difficile ma necessaria». Fermarsi di fronte alle cinque creazioni, ammirandone lo stile e la non trascurabile capacità di trasporre su tela un pensiero che coniugasse il momento e l’originale contesto – la parte vecchia dell’azienda, soprattutto – ha suscitato curiosità. Poco oltre porta Castiglioncello, ad esempio, si trova “Il mondo possibile”, un volto di donna dove elementi colorati ne esaltano il profilo tratteggiato in bianco e nero. Il quadro è vicino al bassorilievo dedicato a Giovanni Paolo II, il Papa polacco che da ex dipendente minatore visitò lo stabilimento nella primavera del 1982. «Dopo l’ultima Biennale di Venezia – prosegue Tonelli – ho pensato alle mie produzioni fuori dal circuito istituzionale e le ho proposte in luoghi “altri”, come questo che rappresenta un’eccellenza del territorio. Il parco industriale è vasto e segna l’inizio di un percorso dove l’arte dialoga non con chi visita le mostre ma con chi si imbatte per caso con questi oggetti, che racchiudono in una dimensione armonica i sentimenti e le grandi domande della vita. È stata un’operazione poetica, poiché la poesia insieme al segno costituisce un linguaggio universale che tocca tutti, dagli operai ai dirigenti». Tonelli cita anche una celebre frase del Vangelo secondo Matteo, rileggendola in chiave artistica: «il medico deve stare con i malati». Così l’arte «deve avere il coraggio di andare nei luoghi non comuni – spiega l’artista – solo in questo modo si genera l’educazione e la cultura assolve al proprio compito: insegnare a leggere con gli occhi penetrando la tela per percepire un frammento delle emozioni originali che l’hanno guidata».


 

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