Gioco
Venduta all’asta a 42mila euro la barca del pescatore Sardone: «M’impediscono di lavorare, dovranno arrestarmi»
Rosignano, l’imbarcazione è stata bandita martedì: ad aggiudicarsela un investitore del Lazio
ROSIGNANO. L’incubo che negli ultimi giorni aveva preoccupato Simone Sardone è diventato realtà. Il pescatore 44enne – l’ultimo professionista della pesca rimasto nel porto di Cala de’Medici a Rosignano – ha perso la sua barca, messa all’asta dal tribunale di Livorno.
L’ultimo atto
Si tratta dell’ultimo atto di una questione annosa che si protrae dal 2016 e che vede Sardone costretto a pagare un debito di circa 36mila euro (ma per il ricalcolo c’è un secondo procedimento giudiziario in atto) per il mancato pagamento delle quote di ormeggio al porto di Rosignano. Dove, per giunta, non era prevista neppure l’autorizzazione per imbarcazioni da pesca sebbene da molti anni i pescatori fossero diventati una realtà.
Ad aggiudicarsi la barca, strappando alla famiglia Sardone il suo unico mezzo di sostentamento (da generazioni prima il padre e poi lo stesso Simone si guadagnano da vivere solcando il mar Tirreno a bordo della 14 metri “Nirosi II”) , è stato un investitore del Lazio che ha presentato martedì l’unica offerta per l’imbarcazione, bandita così dal giudice alla cifra di 42mila euro.
Questione burocratica
L’aggiudicazione sancita martedì mattina è per il momento provvisoria: per renderla definitiva chi ha vinto l’asta dovrà versare l’intero importo, dopodiché la Nirosi II, di fatto, sarà una sua proprietà. Il fatto però che quella presentata sia stata l’unica offerta sul tavolo è dovuto ad una questione legata alla burocrazia nello svolgimento della procedura. «Ci eravamo opposti alla messa all’asta dell’imbarcazione – spiega l’avvocato di Sardone, Stefano Carta – perché è l’unico mezzo di sostentamento dell’intera famiglia, composta da Simone, dal padre Nicola che era il proprietario formale della barca, e dalla madre. Nel 2021 avevo chiesto e ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo del mezzo, così da permettergli di continuare a lavorare, ma sebbene la stenenza sull’impignorabilità sia stata fissata a dicembre il giudice ha comunque emesso un’ordinanza di vendita. Abbiamo allora chiesto di sospendere l’asta, evidenziando questa anomalia – spiega il legale – ma lunedì mattina, poco più di un’ora prima della scadenza per l’invio della richiesta telematica per partecipare all’asta con un’offerta, abbiamo visto rigettata questa richiesta: a quel punto non abbiamo avuto il tempo materiale di presentare la documentazione e presentare un’offerta».
«Mi dovranno arrestare»
Stando così le cose «si impedisce ad un uomo di lavorare e di mantenere la sua famiglia – spiega l’avvocato Carta – al momento non ha più questa possibilità, essendo stata venduto il mezzo con cui pratica la sua professione. Non solo: con lui lavorano anche altre tre persone. Il problema – conclude – non è solo giuridico ma anche politico: c’è bisogno che si prenda atto che persone come Sardone vivono di pesca e per anni hanno fatto di questa attività il loro mezzo di sostentamento».
Comprensibilmente disperato lo stesso Sardone. «Io non mollo – dichiara il pescatore – voglio cercare questo compratore per fargli un’offerta e averla indietro, anche se mi sembra assurdo dover ripagare per un bene che è della mia famiglia da decenni. Questa barca è la mia vita, dovranno venire ad arrestarmi a bordo se vogliono togliermela. Ci vuole rispetto – dichiara – io chiedo solo un ormeggio per poter lavorare in pace: è assurdo che altrove non abbia problemi mentre nel comune dove sono residente io non possa svolgere la mia attività senza dover pagare, e lo faccio da anni, un avvocato che difenda i miei diritti».
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