Gioco
Servizio di emergenza urgenza sociale, quasi 80 richieste di aiuto in tre mesi
Sono in aumento i casi in cui c’è bisogno di assistenza, dai maltrattamenti alle povertà
CECINA. Quasi ottanta chiamate al Pronto Intervento Sociale in appena tre mesi, da giugno ad agosto, nelle Valli Etrusche. Un numero impressionante, il più alto di quelli degli anni passati. Anche tenendo conto del fatto che le presenze in questo territorio in estate crescono enormemente. Si tratta di attivazioni del Seus (Servizio Emergenza Urgenza Sociale) che vengono effettuate dalle forze dell’ordine, dai Comuni, dai Pronto Soccorso, in tutti quei casi in cui è necessario un intervento di assistenza sociale: codici rosa, abusi e violenza sulle donne, codici rossi, maltrattamenti su minori, ma anche tutti quei casi di persone in difficoltà, i senza fissa dimora. «Le casistiche sono molteplici. Abbiamo registrato un aumento esponenziale – conferma la direttrice della Sds Valli Etrusche Laura Brizzi – che è dovuto sicuramente alle condizioni economiche attuali e alle aumentate difficoltà delle persone. Ma sono anche numeri conseguenze dei nostri servizi. Da una parte il Seus è un servizio h24 e senza un numero di assistenti sociali adeguato era difficile farlo funzionare in maniera efficace». Su questo fronte la Società della Salute si era data un obiettivo importante: raggiungere i livelli minimi di servizi previsti rispettando la proporzione tra numero di abitanti e assistenti sociali. «Siamo partiti al gennaio 2020 con 1 assistente sociale ogni 15500 abitanti. Ne abbiamo assunti 11 lavorando insieme ai Comuni e ad oggi il rapporto è 1 assistente sociale ogni 6500 abitanti. E’ una svolta importante, in 20 anni non era mai successo, ed è un obiettivo che abbiamo centrato anche con qualche mese di anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati». Da una parte quindi un servizio che è stato implementato, dall’altra un servizio che ancora manca, «ma a cui stiamo lavorando. Un progetto importante sulla povertà, per la quale abbiamo presentato un progetto e chiesto un finanziamento di 1,4 milioni di euro. In questo momento in tutte le Valli Etrusche non c’è una soluzione per accogliere le persone senza fissa dimora o con necessità di ricoveri temporanei. I dormitori più vicini sono a Livorno o a Grosseto, in caso di ricovero notturno siamo in difficoltà. Prevediamo invece la costruzione di appartamenti a questo scopo e non appena il Ministero avrà firmato il finanziamento, partiremo con la coprogettazione insieme al terzo settore, le associazioni di volontariato e le cooperative che operano in questo ambito. A questo scopo utilizzeremo anche 1,9 milioni di euro del triennio 2019 - 21 che a causa del Covid non sono stati utilizzati. Finora non è mai esistito un progetto unico per le Valli Etrusche e noi prevediamo invece di realizzare 4 centri servizi stazioni di posta per l’accoglienza a coprire tutto il territorio». Qui le persone in difficoltà troveranno una prima assistenza sanitaria e sociale, ma anche servizi per l’igiene personale, beni di prima necessità come cibo e coperte, tutto ciò che può servire e che finora era spesso affidato all'intervento delle associazioni di volontariato. Un punto di riferimento per le persone in condizioni di bisogno, un punto unitario di accoglienza, accesso e fornitura di servizi. Il 2022 è un po’ l’anno della ripresa, dei progetti che ripartono, e degli sportelli che si ri-aprono al pubblico. «In questo senso crediamo sia fondamentale offrire dei punti accesso unici, per tutte quelle che sono le necessità sociali ma anche sanitarie – aggiunge la direttrice –. Abbiamo definito sei punti di accesso e contatto: saranno nelle Case della Salute, o nei comuni più piccoli nelle Botteghe della Salute. Qui il cittadino troverà un assistente sociale, un infermiere e un amministrativo, in modo da poter avere risposte e indicazioni sul percorso migliore da seguire per le proprie esigenze. E’ stato un anno di progettualità, è vero, ma anche di fatti».
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