Il Tirreno

Il caso

Il giornalista aggredito da Beppe Grillo in tribunale: «Volevo chiedergli della Meloni...»

di Stefano Taglione
Gli istanti prima dell'aggressione
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Gli istanti prima dell'aggressione

Marina di Bibbona, l'inviato di Rete 4 Francesco Selvi in aula: «Mi ha preso il telefono dicendo “È sotto sequestro”. Poi mi ha spruzzato addosso gel sanificante spingendomi giù dalle scale»

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LIVORNO. «A Beppe Grillo stavo facendo una domanda su Giorgia Meloni, per capire se Fratelli d’Italia avrebbe sottratto voti al Movimento 5 stelle. Mi sono presentato normalmente, spiegando di essere un giornalista inviato per la trasmissione Mediaset “Dritto e rovescio”. Ho esordito dicendo “Le vorrei chiedere una cosa” e lui mi ha chiesto “Lei chi è mi scusi?”. Gli ho quindi ripetuto le mie generalità e il motivo per cui ero lì sulla spiaggia di Marina di Bibbona e a questo punto mi ha risposto “Le vorrei chiedere una cosa...”, strappandomi il telefonino dalle mani e mettendoselo fra le gambe. Poi lo ha messo su una finestra dicendo: “Questo telefono è sequestrato”, spruzzandomi addosso del gel sanificante e, dopo che avevo recuperato il cellulare, spingendomi giù dalle scale».

A parlare, davanti al giudice del tribunale Andrea Guarini, il giornalista fiorentino Francesco Selvi, 53 anni, l’inviato di Rete 4 che il 7 settembre del 2020 al bar dello stabilimento balneare “Il Cormorano” fu aggredito dal comico e garante del Movimento 5 stelle durante un’intervista. Grillo, difeso dagli avvocati Enrico Grillo e Francesco Bruno, per questa ragione è imputato per violenza privata e lesioni personali, con il dibattimento che si era aperto nel giugno scorso. Il giornalista, parte civile assistito dai legali Gian Claudio Emeri e Gianfranco Labile, rimase ferito con un trauma distorsivo al ginocchio sinistro dopo essere stato spinto giù dalle scalette del bagno e ieri pomeriggio ha parlato in aula in qualità di testimone. «Nel momento in cui ho ripreso il telefonino – sono le parole del cronista – sono stato investito dal gel detergente per le mani sul cellulare e sulla maglietta, con un secondo getto che mi ha colpito anche agli occhi. Lo ha spruzzato lui e presumo che fosse il flacone nella disponibilità del locale. Mi sono messo le mani in faccia e per evitare un altro schizzo ho girato le spalle a Grillo, che avevo di fronte. Dopo ho ricevuto una spinta fortissima, finendo giù per le scalette del bar e avvertendo una forte fitta al ginocchio sinistro e uno sfregamento su quello destro. Sono rimasto sempre in piedi, in un equilibrio precario e le ginocchia piegate. Al fatto hanno assistito anche un uomo e una donna. Dopo ho visto Grillo in cima alle scale e gli ho detto di istinto: “Che tu sei impazzito?”. Sono rimasto lì chiedendogli ripetutamente perché lo avesse fatto, cercando di riattivare lo smartphone che in parte funzionava e in parte no, visto che la registrazione si era sospesa. Faccio questo lavoro da 30 anni e non mi era mai accaduto niente di simile. Grillo è poi andato verso casa sua, presumo, e io a debita distanza l’ho seguito a quattro-cinque metri di distanza continuando a chiedergli perché si fosse comportato in quel modo e cercando di domandargli se il partito di Giorgia Meloni avrebbe sottratto voti al Movimento 5 stelle. Ero impaurito, sconcertato e dolorante. Tutto è avvenuto in 5-7 minuti. Dopodiché sono andato al pronto soccorso di Cecina».

A domanda del suo avvocato, Selvi, ha precisato come Grillo «non si sia mai scusato». «Credo che il fondatore del Movimento 5 stelle non volesse vedere un giornalista davanti a lui – ha poi risposto alle ulteriori domande in aula – Io lì ero in veste di cronista e a lui ho fatto una domanda legata all’attualità, anche se non mi è stato permesso di terminarla. Stavo attendendo la troupe di Mediaset, che è poi arrivata attorno alle 12.30 a causa dell’intenso traffico sulle strade, ma io ero già lì e vedendo Grillo sulla spiaggia andare verso il bar, per portare a casa il servizio giornalistico, l’ho seguito e registrando con il mio telefonino gli ho fatto delle domande».

Oltre a Selvi, che all’epoca aveva un contratto di collaborazione con la testata giornalistica di Mediaset, come parte civile si sono costituiti e sono stati ammessi anche il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa italiana.
 

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