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Ambiente

Ceciona, erosione costiera serve uno studio: Legambiente punta il dito sul porto

L’erosione costiera a Marina di Cecina
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L’erosione costiera a Marina di Cecina

«Non ci sembra fantascientifico chiedere di approfondire il fenomeno»

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CECINA. C’è più di una richiesta e di un interlocutore in tea di erosione costiera a cui si rivolge il circolo Costa Etrusca di Legambiente. Alla Porto di Cecina Spa gli attivisti del Cigno verde chiedono «le relazioni degli studi che aveva commissionato alle università per la fattibilità dell’opera, o in alternativa il permesso alle università di consentirne la divulgazione». Mentre all’amministrazione comunale di Cecina chiedono un cronoprogramma per «mettere in sicurezza gli ultimi 200 metri dell’argine sinistro del fiume a protezione dell’abitato di Marina di Cecina». E alla Regione chiedono di «commissionare uno studio, in tempi brevi, sull’impatto della diga foranea del porto di Cecina sull’incremento dell’erosione al Tombolo sud di Cecina e a nord di Bibbona».

Il presidente del circolo Costa Etrusca Angelo Ferrara ricorda che la Regione «ha programmato di spendere milioni di euro per fare degli atolli sommersi, il primo è già realizzato accanto all’ex pennello detto, adesso, “lo scoglietto” ed è visibile anche su Google heart. Siamo sicuri che gli atolli sommersi non faranno che spostare il problema più a sud su Marina di Bibbona e poi su Marina di Castagneto? – chiede –. Faremo come a Rimini? Chilometri su chilometri di barriere frangiflutti? ».

Il presidente del circolo di Legambiente sostiene che «se dallo studio scientifico venisse fuori che la forte erosione del Tombolo sud è dovuta alla diga foranea, e già ha investito Marina di Bibbona oltre che una parte della costa cecinese, noi di Legambiente Costa Etrusca non diremo di ricoprire “la buca del porto”». Che prosegue: «Probabilmente bisognerà ripensare l’opera in un’ottica di valore ecosistemico e olistico del territorio. Probabilmente non sarà l’opera faraonica sognata da chi ha fatto di tutto per iniziarla, alla faccia del bene collettivo. Probabilmente, potrebbe tornare a essere un porticciolo come lo era prima o altro. E probabilmente bisognerà che diventi un interesse cosciente di tutta la popolazione cecinese e toscana poiché già adesso lo è a loro insaputa pagando i danni dell’erosione». Che conclude: «Dunque non ci sembra fantascientifico chiedere di studiare il fenomeno dell’erosione cecinese e bibbonese e di non fare come gli struzzi» .

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