Sicurezza
Rosignano e la ciclabile delle polemiche: «L’Aurelia così è una strettoia»
A 11 mesi dall’esposto del comitato cittadino nulla è cambiato
ROSIGNANO SOLVAY. A niente sono servite le numerose contestazioni all’opera che già ci furono all’epoca della sua costruzione. E non ha smosso le acque – almeno fino ad oggi, dopo undici mesi – neppure l’esposto che il comitato per la tutela dei commercianti di Rosignano Solvay ha presentato alla locale stazione dei carabinieri lo scorso ottobre con l’intento di segnalare la situazione di rischio (oltre che di disagi) venutasi a creare con l’installazione della pista ciclabile lungo l’Aurelia.
Il tracciato ciclabile infatti ha fatto storcere fin da subito il naso a molti nella frazione solvaina. A partire proprio dai commercianti che hanno visto sparire, specialmente nell’area centrale del percorso della via Aurelia a Solvay, circa «l’80 per cento dei parcheggi che prima erano a disposizione – spiega Claudio Lodovichi, referente del comitato venutosi a formare nel 2018, poco dopo l’inaugurazione della ciclovia – se a questo si aggiunge la terrificante crisi economica che negli ultimi anni ha colpito specialmente il commercio al dettaglio, ecco spiegata la moria generalizzata dei negozi in questo punto della frazione. Qui hanno chiuso tutti, dall’alimentari al fotografo, dal bar al negozio di abbigliamento. Sotto il profilo del commercio oggi i fondi sulla via Aurelia a Rosignano Solvay costituiscono una specie di zona fantasma».
Ma al di là del danno costituito dalla perdita di una parte dei parcheggi lungo la strada, i problemi generati dalla ciclabile sono altri. A partire dal massiccio cordolo, inizialmente progettato di 75 centimetri di larghezza (e alto dieci centimetri) e poi di poco ridotto per permettere alla carreggiata di mantenere le dimensioni regolari almeno per il passaggio di una fila di automobili. Per quanto infatti predisposto per una maggiore sicurezza dei ciclisti «il cordolo ha ristretto ulteriormente la carreggiata a disposizione, facendola diventare una specie di strettoia – commenta Lodovichi – e portando tutto il tratto di Aurelia che attraversa il paese ad essere a senso unico. Questo costituisce un pericolo – spiega – perché al minimo intoppo, o se anche solo un mezzo come l’autospurgo deve sostare occupando una parte di carreggiata, il traffico si congestiona e non passa neppure un’ambulanza. Eppure l’Aurelia rientra nel piano di fuga in caso di eventuali incidenti di rilievo alla “Solvay”: da tempo facciamo presente che questo costituisce un problema, che un piano di evacuazione non può essere efficace con una strada a senso unico così trafficata ».
Se il “caso limite” dell’incidente industriale rappresenta il pericolo massimo paventato dai commercianti e dai cittadini della zona, praticamente quotidiani sono invece i disagi dovuti proprio al traffico imbottigliato o, altrettanto frequenti, agli incidenti. Sia coinvolgendo le biciclette – con ciclisti che, alla luce del doppio senso della ciclovia, a volte si trovano a stringersi da un lato rischiando di incappare proprio nel cordolo in muratura con i pedali di cadere rovinosamente a terra – che le auto: non sono rari i casi in cui gli automobilisti si ritrovano con l’auto bloccata “a cavalcioni” del cordolo, costretti spesso a chiamare il carro attrezzi per tornare in carreggiata. «Il cordolo è lì per sicurezza – commenta Lodovichi – ma quella non era la strada adatta per una ciclovia di quel genere».
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