Sicurezza
Cecina, dal surf e dalle onde del mare: un aiuto per i ragazzi autistici
Il bilancio del progetto che è stato possibile grazie a “Oliver accende un sorriso” e un’associazione che si occupa del lavoro in acqua
CECINA. Le prime volte c’è chi non vuole neanche entrare in acqua. Un po’ per paura, un po’ per diffidenza. Allora ci si ferma a riva, a giocare, fare qualche minuti di ginnastica, provare a salire sulla tavola in spiaggia. Può volerci del tempo, serve pazienza e tanto amore. Poi succede all’improvviso, quando non te lo aspetti, come per magia.
«Per tre anni, tre estati di seguito, è stato sempre e solo sdraiato sulla tavola. Poi lo abbiamo visto tirarsi su, come per inginocchiarsi. Il padre ha colto al volo il momento e lo ha aiutato ad alzarsi in piedi. E’ stata un’emozione unica, di quelle che ti verrebbe voglia di metterti a saltare e urlare di gioia». Silvia Buti è psicoterapeuta, specializzata nel lavoro con gli adolescenti. Da quattro anni a questa parte porta avanti un progetto di Surf Therapy, quest'anno alla Conchiglia con bambini e ragazzi autistici e con disturbi del neurosviluppo.
Un’opportunità per loro, e per le famiglie, resa possibile grazie a Oliver accende un Sorriso onlus di Cecina, che fin dal 2019 finanzia interamente il progetto, iniziato con l'associazione 4U A.T.D.R.A. di Livorno e poi proseguito sulle sue gambe (e tavole). «Quando ho contattato Oliver accende un Sorriso, quattro anni fa, sono stati subito felici di finanziare il progetto. Hanno risposto sì e mi hanno chiesto di offrirlo indistintamente a tutti i ragazzi che potessero trarne beneficio. Dopo la prima estate sono stati loro stessi a chiedermi di continuare e ora, che abbiamo finito la stagione, stanno già programmando il prossimo anno e progettando di far crescere ancora questa esperienza. Sono meravigliosi». Vedere i sorrisi di questi adolescenti è una grande soddisfazione.
Quest’estate a fare surf therapy erano 12 ragazzi, dai 5 ai 21 anni. Di Cecina, ma anche dei comuni limitrofi. Una famiglia arriva addirittura da Torino perché la scorsa estate, qui in vacanza, ha assistito ad una lezione e quest’anno è tornata per far partecipare il figlio, autistico, al progetto. Le lezioni sono “uno a uno”, e da qualche tempo oltre a Silvia in spiaggia, e in mare, c’è anche Tommaso Caroti, pedagogista.
Alle attività che si svolgono sulla spiaggia partecipano anche i genitori, che accompagnano e seguono il figlio.
«E capita che mentre i padri sono in acqua, le madri si conoscono, si confrontano, fanno rete e comunità e anche questo è uno dei grandi risultati di questo progetto».
Come si svolge una lezione tipo? «Si arriva in spiaggia e si indossa la maglietta della Surf Therapy, un segno concreto dell’inizio della sessione. Un po’ di ginnastica e poi si entra in acqua. L’obiettivo è che i ragazzi riescano ad affidarsi alle onde. Insegniamo loro i quattro semplici passaggi per poi alzarsi in piedi. Ma fondamentalmente il surf è solo un mezzo per favorire le aperture relazionali, lavorare sul qui e ora e sulla consapevolezza emotiva».
Divertendosi e facendolo all’aria aperta, e in particolare al mare. Ma perché proprio il surf?
«L’acqua del mare aiuta, contiene senza essere restrittiva ed è calmante. Affidarsi alle onde significa seguire un picco emotivo, imparare a stare dentro l’emozione, autoregolarsi. E il surf è un’attività prevedibile e che quindi dà sicurezza». E il genitore può partecipare attivamente. «Accoglie il figlio quando viene spinto dalle onde sulla tavola e lo aiuta ad alzarsi in piedi, lo esalta quando riesce a fare qualcosa e lo rassicura quando non ce la fa. Ha la possibilità di vedere il bambino nelle sue potenzialità, al di là dell’etichetta con cui spesso deve confrontarsi». Il momento più emozionante di questa stagione? «Difficile sceglierne uno. E’ stata bella la risposta delle persone in spiaggia, che hanno imparato a conoscere i ragazzi e ad incitarli. E’ stato incredibile quando due ragazzi quasi coetanei hanno voluto interrompere le loro lezioni singole e salire insieme sulla tavola. O quando uno dei più piccoli, 6 anni e una ipersensibilità che gli rende quasi complicato toccare le cose, alla settima lezione, sempre sdraiato, si è tirato su in piedi. Ogni anno è sempre più bello». l
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