Gioco
Olio di Bolgheri, l’inizio di un amore: dai filari del Palone agli olivi del Bruciato
La storia di un’eccellenza del Consorzio Igp Toscana. La grande scommessa del marchese Antinori
BOLGHERI. Una storia che parte da lontano e che si riflette nell’eccellenza di un prodotto, l’olio di Bolgheri, che ancora oggi regna sovrano sulle tavole dei toscani (e non solo). «Mi piace parlare dell’olio di Guado al Tasso ricordando il racconto del signor Sonnoli, vivaista di Pescia, ultranovantenne oggi ancora attivo all’uscio della bottega – racconta Claudio Palchetti, responsabile del settore olio dei marchesi Antinori – un giorno mi trovavo lì per acquistare i nuovi impianti e lui mi raccontò una storia. Oltre settant’anni fa il padre dell’uomo collaborava con il marchese Niccolò Antinori e con il professor Morettini (maestro del professor Scaramuzzi, nda) che era stato incaricato di studiare le specie di olivi che potevano servire a rinnovare l’olivicoltura toscana. Un compito non semplice per il quale il marchese aveva messo a disposizione la terra al Palone di Bolgheri mentre il vivaista gestiva un campo di piante madri. Probabilmente la scelta del Palone era la conseguenza di una serie di valutazioni fatte dai professionisti, anche se oggi non ci sono più tracce nella zona – continua Palchetti – da quel momento però la collezione di piante madri è stata trasferita e gestita dal Cnr a Follonica. Esiste così una varietà, presente solo in catalogo del Cnr, che si chiama Olivo del Palone, memore di quella esperienza».
Da quel primo esperimento però la ricerca è andata avanti. «Più tardi, nel 2014 – spiega Palchetti – il marchese Piero Antinori era molto curioso e voleva conoscere le novità del settore, già annusando che l’olivicoltura fosse un po’ in declino rispetto alla viticoltura, un’attività purtroppo un po’ fine a se stessa per la poca redditività. Si parlava di nuove tecniche culturali messe a punto in Spagna che rappresentavano una sorta di rivoluzione per il settore: le prime esperienze erano a Scarlino e così ci mettemmo a studiare. Nel 2015 tentammo la prima prova al Palone con 3 filari di 100 piante ciascuno e tre varietà seguendo la tecnica spagnola. Un primo tentativo che rese bene e che portò nel 2017 alla prima produzione. Da quel punto di partenza – commenta – la allargammo per ottenere l’olio di qualità seguendo criteri moderni e tutt’oggi puntiamo alla valorizzazione del prodotto, il nostro olio Macchia del Bruciato, associato al nome Bolgheri proprio con quest’ultima iniziativa del Consorzio Igp Toscano Bolgheri. Sulla scia di Bolgheri – conclude Palchetti – è poi nato il progetto di Gavorrano dedicato alla produzione di olio. Siamo ancora agli inizi ma nel frattempo a Bolgheri l’olio resta importante e regna sulla tavola della nostra osteria».
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