Tradizione, gusto e un olio magnifico. Ecco l’Olivastro di Bolgheri
L’azienda Laghetto è nata negli anni Ottanta
BOLGHERI. L’azienda a conduzione familiare e biologica Laghetto nasce negli anni Ottanta con 300 piante di olivo oggi sono 1300 delle maggiori varietà presenti nel territorio: frantoio, moraiolo, leccino e pendolino. L’Olivastro di Bolgheri è l’Igp prodotto dagli oliveti coltivati in località la Conca, in zona pianeggiante, ad una altitudine di circa 70 metri sul livello del mare, lungo la strada che da Castagneto Carducci porta a Bolgheri. L’altra zona di produzione è La Cerreta, nella campagna che separa l’abitato di Donoratico da quello di Castagneto Carducci. Un olio dal gusto intenso, fruttato e piccante con una persistente nota di amaro ideale anche per condire insalata, fagioli o verdure con pinzimonio. «Abbiamo scelto di coltivare olivi dal 1970 - spiega Massimo Carlotti, proprietario dell’azienda -, prima alcuni terreni erano dedicati alla produzione di carciofi e grano. Dal 1978 siamo iscritti nel registro delle aziende biologiche della Toscana, la terza azienda olivicola in ordine cronologico, quindi tra i pionieri in Toscana. I cambiamenti climatici - continua - impongono un attenzione particolare e una tempestività nella risoluzione dei problemi, primo fra tutti la conservazione del frutto e quindi la lotta agli insetti nocivi. Monitoraggio e attività preventiva sono indispensabili. Alcune attività sono svolte utilizzando ditte specializzate, per la raccolta e potatura, così come per la molitura ed il confezionamento. Ci affidiamo alle competenze della cooperativa Terre dell’Etruria che ci permette di conservare, monitorare e confezionare l’olio in condizioni ottimali, professionalmente ed in locali adeguati, subito dopo la fine della raccolta. Pur essendo piccoli produttori nella media ponderale dell’azienda olivicola possiamo considerarci una media azienda. Essendo da tanti anni impegnati nel sistema biologico - continua Carlotti - sappiamo quanto sia difficile valorizzare il prodotto e recuperare i costi di gestione che sono condizionati da una diversa produttività, in genere più bassa di quella convenzionale ed anche più a rischio di perdita di produzione nelle annate più critiche». «Il progetto Bolgheri - conclude - crediamo ci consenta di mantenerci su livelli di apprezzamento del prodotto e visibilità costanti. Siamo convinti che non c’è mai un punto di arrivo ma sia necessario reinventarci sempre per promuovere e migliorare il prodotto e la presentazione dello stesso. Naturalmente non dovremo fermarci al marchio ma investirci con progetti di sostenibilità e tracciabilità. Il clima cambia e anche le modalità di consumo ma non dobbiamo farci scoraggiare dalle crisi momentanee e dai problemi quotidiani perché siamo portatori di una tradizione millenaria e questo ci deve dare la forza».
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