Lutto
Viaggio nella mente di un assassino a 25 anni dalla morte di Gianni Versace
La criminologa Roberta Bruzzone racconta la discesa agli inferi di un uomo
CECINA. Uccidere un simbolo per diventare immortale, indimenticabile. Un viaggio nella mente, e nella vita, di un assassino. Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa, ospite di trasmissioni televisive che affrontano casi di cronaca nera, è stata ospite del Festival #Raccontandoci, organizzato dall’associazione Aruspicina e da Acs Art Center, nella terza ed ultima serata. Sul palco montato nel parco di Villa Guerrazzi, alla Cinquantina, di fronte al pubblico delle grandi occasioni, accompagnata dalla storica conduttrice Elena Torre e dal critico cinematografico Fabio Canessa, Roberta Bruzzone ha ripercorso le tappe della vita di Andrew Cunanan, colui che ha ucciso Gianni Versace, a distanza di 25 anni dal delitto.
L’occasione era la presentazione del libro “Versace, autopsia di un delitto impossibile”, la ricostruzione di un’indagine ma soprattutto della “discesa agli inferi di un uomo”, per comprendere “quanto poco ci voglia a trasformare una persona di talento in un bersaglio, un libro sul potere malevolo dell’invidia, che scava nella vita del killer a partire dalla sua infanzia”. Il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio la criminologa che con chiarezza esemplare ricostruiva il profilo dell’assassino e smontava le “fantasiose ed irrealistiche” ipotesi alternative sul coinvolgimento della criminalità organizzata nell’omicidio del leggendario stilista.
Sotto il cielo stellato di luglio, nel parco che è tornato ad ospitare il Festival che proprio qui è nato, Roberta Bruzzone ha raccontato l’enorme lavoro sui documenti, gli atti delle indagini e la vita di Cunanan che è stato necessario per fare valutazioni di ricostruzioni criminologiche e metterle nero su bianco in un libro. «Sono partita dalla psiche del killer - ha raccontato -, dal suo profilo, da cosa ha dato il via alla parabola discendente che lo ha portato ad uccidere 5 persone prima di suicidarsi. Un narcisista maligno, figlio di due genitori con gravi disturbi psicologici, un bambino straordinariamente dotato ma dalla personalità fragile e flagellata dalla continua ricerca di considerazione e attenzioni. Versace, il suo ultimo obiettivo, era tutto quello che lui non è mai riuscito ad essere, e uccidendolo ne ha sfruttato la notorietà per rendersi immortale».
Ma il dialogo sul palco del festival è stato anche l’occasione per spiegare cosa davvero fa una criminologa, fuori dai salotti tv. «Quella è solo una piccolissima parte del mio lavoro, una parte quasi accessoria e legata alla necessità di autopromuoversi. Il mio in Italia è ancora oggi un lavoro di nicchia, siamo probabilmente in 4 o 5 a riuscire a camparci. A chi sogna di fare questo lavoro dico che serve una fortissima determinazione, oltre a tanto studio e aggiornamenti continui. Non siamo a Csi. Si tratta di riuscire a dare un contributo reale, frutto di uno studio maniacale dei fascicoli, e ci riesci quando incidi nei dibattimenti e nelle decisioni di un giudice, consapevoli che spesso si hanno forti scontri con chi ha come obiettivo mettere in dubbio le tue ricostruzioni e la tua credibilità. In compenso quando arriva il momento in cui si ottiene il risultato, si ottengono giustizia e verità, beh, questo è assolutamente appagante». Come si augura che sarà venerdì prossimo, giorno in cui è attesa la sentenza per il delitto di Serena Mollicone, a distanza di 21 anni, 5 imputati di cui 3 carabinieri e un’indagine lunga e complessa che ancora non ha portato alla condanna, per ora.
E c’è stato spazio per le domande del pubblico, per un accenno sulla vicenda Chico Forti, e sull’utilizzo “alternativo” delle competenze di profiling, «le mie amiche mi usano per i test ai fidanzati». Al termine della chiacchierata, a Roberta Bruzzone, come già a Ricky Tognazzi e a Giobbe Covatta, è stata donata una scultura dell’omino di ferro, simbolo cecinese, realizzata dal maestro Roberto Berrugi. Firma copie finale grazie alla libreria Lucarelli, foto con i fan, e l’arrivederci alla prossima edizione del festival che ha parlato di libri, di cinema e spettacolo, ma anche di solidarietà. In apertura di serata infatti c’è stato spazio per il racconto dell’impresa Velobambino, l’impresa sportiva di Piero Poggetti, 1500 km dalla Francia a Cecina, per raccogliere fondi da destinare a due associazioni, Oliver accende un sorriso e la francese Les P’tits Doudous, accompagnata dalle foto di Roberto Nencini e le immagini di Omnia Photo. Emozionante il ricordo di Piero Falorni, a un anno dalla sua scomparsa. «In questa serata ci è sembrato giusto rendere omaggio - ha detto Roberto Nencini - a un uomo che ha vissuto sulle due ruote, un corridore straordinario, cuoco della nazionale, storico ristoratore cecinese, una persona di un’umiltà e di una semplicità che è raro trovare». La targa ricordo è stata consegnata ai giovanissimi nipoti. l
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