Attenzione
Sfrattata e abbandonata: «Nessuno mi assumeva per il mio passato»
Non pagava l’affitto. L’ha aiutata un’associazione
Rosignano Solvay. Quando li ha sentiti arrivare e bussare alla porta, nella tarda mattinata di ieri, inizialmente si è spaventata. Poi è subentrata la rabbia: quel carattere indomito che in passato le ha causato non pochi problemi è riaffiorato con prepotenza mentre gli ufficiali giudiziari la trascinavano fuori dall’appartamento in cui ha vissuto per quattro anni. Quello stanzone che - per quanto ci abbia vissuto in condizioni disagiate - per quest’ultimo periodo ha potuto comunque chiamare casa.
Sara (nome di fantasia) si è ritrovata così in mezzo al traffico di via Champigny a Rosignano Solvay, senza neppure la possibilità di rientrare un’ultima volta e fare i bagagli: 40 anni, di origini marocchine ma da tempo in Italia, con alle spalle una relazione con un uomo da cui pochi anni fa è nata la sua bambina. Ma Sara ha alle spalle un passato non semplice, costellato di difficoltà (le è stata riscontrata una forte invalidità) e di scogli che non sempre è riuscita a superare indenne. Al punto che i servizi sociali del Comune di Rosignano Marittimo le hanno tolto l’affidamento della sua bambina in attesa che compisse un percorso di riabilitazione.
Un cammino che in realtà la donna non ha mai davvero intrapreso per una sorta di sfiducia maturata nei confronti della società e delle istituzioni. «Non è esente da colpe, ma guardando l’altra faccia della medaglia non la si può neppure biasimare: spesso chi doveva aiutarla le ha voltato le spalle, peggiorando soltanto la sua condizione». A parlare è Mario Creatini, presidente dell’associazione di volontariato “Heart for life”: è a lui e al suo gruppo che ieri, mentre veniva cambiata la serratura dell’appartamento dove aveva vissuto e le veniva comunicato il termine di dieci giorni per fare richiesta di ritiro dei suoi beni dall’abitazione, Sara si è affidata per evitare di rimanere completamente abbandonata da tutti. Bollata con una sorta di “lettera scarlatta” di cui ancora- da sola - non è riuscita a liberarsi.
«L’hanno sfrattata perché dopo il primo anno e mezzo in cui è rimasta in quell’appartamento non ha più potuto pagare l’affitto - spiega Creatini - ma non ci è riuscita non perché volesse vivere alle spalle della società: ha sempre cercato un lavoro, ma nessuno le ha dato la possibilità di reintegrarsi nella società come invece sarebbe stato necessario fare. Anche per garantirle un futuro diverso e, magari, permetterle di riprendere con sé sua figlia. È una possibilità che nei fatti le è stata negata».
Così Sara si è affidata alla Heart for Life che, dopo aver cercato una strada istituzionale contattando i servizi sociali comunali («ma senza ricevere alcuna risposta») le ha trovato una sistemazione per la notte in un hotel della frazione. «Il nostro appello - dichiara Creatini - è che il Comune si faccia avanti e l’aiuti: non si può lasciare una persona debole e in questo stato di sofferenza in mezzo ad una strada».
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