Il Tirreno

«Prima del parco della vita si pensi al cimitero»

«Prima del parco della vita si pensi al cimitero»

Don Marco Fabbri chiede rispetto e cura per le tombe già esistenti

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CECINA. Di fronte all’idea di un “Parco della vita”, come il sindaco Samuele Lippi chiama il progetto per l’utilizzo del verde del Paduletto dietro al cimitero comunale, il parroco del Duomo di Cecina, don Marco Fabbri, ha sentito il dovere di intervenire. Ha preso carta e penna e ha inviato una sua riflessione al Tirreno per sollecitare un maggior rispetto per i defunti che sono stati sepolti nel cimitero di Cecina. «Nei giorni scorsi sui social e sulla stampa locale si è riaffacciata l’idea di un “Parco della vita” dove siano previste anche le sepolture ai piedi degli alberi.

Si tratta di una usanza proveniente dal Nord Europa, sulla quale si possono fare diverse riflessioni. Dal punto di vista cristiano la sepoltura dei defunti è strettamente legata alla fede nella Risurrezione del Signore Gesù Cristo, di fronte al quale ogni uomo ed ogni donna è presente con la sua precisa identità. È quindi esclusa ogni forma di credenza legata a reincarnazione in altre forme di vita, o di “dispersione” dell’identità personale all’interno dell’ambiente.

Non mancano in proposito precise disposizioni della Chiesa e prese di posizione su forme di sepoltura o di dispersione delle ceneri, ormai lontane dalla fede cristiana» osserva il religioso. Che però apre a una riflessione più complessiva, strettamente legata all’attualità e agli annosi “guai” del cimitero.

«Viviamo tuttavia in un’epoca di pluralismo culturale in cui la visione cristiana della vita e della morte non è più appannaggio della totalità della popolazione. Ognuno, entro certi limiti, ha diritto al rispetto di ciò in cui crede». Ma c’è un limite. «A Cecina la riflessione va però anche su un altro versante. Abbiamo un cimitero sulle cui condizioni molte persone hanno giustamente sollevato osservazioni, critiche e proteste. Anche il momento della veglia al defunto non ha trovato per lungo tempo uno spazio adeguato dignitoso e rispettoso della delicata situazione che le famiglie si trovano a vivere. Più defunti “accumulati” nella cappella, in assenza di una stanza mortuaria, con esequie celebrate anche di fronte a più defunti presenti in contemporanea. Per non dire delle condizioni di vialetti, tombe, arcate, e strutture murarie che in più di un caso sono arrivate a rappresentare un vero e proprio pericolo». Insomma, prima di pensare al Parco della vita, occupiamoci dei nostri defunti. «Ora arriva il Parco della vita. Sicuramente più facile ed economico da mantenere. Ma alla lunga, se l’investimento sul Parco della vita sarà lo stesso fatto sul cimitero, quali saranno le condizioni concrete in cui verrà a trovarsi il luogo santo, quali che siano le mie credenze, dove si trova il corpo di un mio caro defunto? E per tutti coloro, e sono tanti, che si riconoscono nella sepoltura cristiana o comunque (se di altre fedi o credenze), nella sepoltura o custodia delle ceneri nel cimitero, quali condizioni andranno a prospettarsi?». Finora gli interventi realizzati o promessi non sono riusciti a risolvere i problemi di degrado. «Crediamo che, prima di aprire altre ipotesi, sia opportuno anzitutto assicurare dignità e rispetto per le tombe già esistenti, per il dolore delle famiglie, per ciò in cui ognuno crede riguardo alla sorte futura dei propri cari. Del resto, come osservava il Foscolo, il grado di civiltà di una società si misura dal rispetto che ha per i propri morti» conclude don Marco Fabbri.

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