Toscana
Porto di Cecina: via libera al concordato ma a votare è solo la maggioranza
Il Comune è il principale creditore della Porto Spa insieme a Sales. In consiglio comunale tutte le opposizioni lasciano l’aula
Cecina Si naviga nella complessità. L’atto di indirizzo in cui si chiede di esprimersi sul piano di concordato in continuità della Porto di Cecina Spa alla fine passa dopo una seduta fiume del consiglio comunale, segnata da una lunga interruzione per un confronto a porte chiuse. Il voto che oggi sarà formalizzato è un sì. Ha il solo sostegno degli 11 consiglieri di maggioranza. Le opposizioni scelgono di lasciare l’aula. Un passo indietro per sottolineare di non aver avuto modo di conoscere e valutare la proposta di acquisto definita dal sindaco Samuele Lippi concreta e vincolante che avrebbe orientato l’amministrazione a dare una possibilità alla Spa e scongiurare lo spettro del fallimento.
Quel sì non lascia spazi manovra. Il Comune è il principale creditore della Porto Spa insieme a Sales. E dopo il no di quest’ultima, l’ente si è trovato nella posizione di essere determinante. Quel sì arriva con fatica, condizionato dall’avere certezze entro breve sulle fideiussioni a garanzia delle opere: la realizzazione dell’argine sinistro del fiume Cecina e del ponte sullo stesso, oltre che dell’argine in destra idraulica. In quest’ultimo caso a fronte della cessione di un’area di proprietà comunale che non si è ancora perfezionata. Opere che valgono 4 milioni di euro. C’è poi la partita dei crediti per Imu, Tari e altre mancati pagamenti che supera i 2 milioni di euro.
Che l’opera sia di valenza pubblica, al di là delle vicende private della società, è un dato condiviso da tutto il consiglio comunale. Ma da qui a chiedere alle opposizioni di esprimersi a scatola chiusa ce ne corre. E lo sottolineano con sfumature diverse gli esponenti di Forza Italia, Cecina Insieme, Movimento 5 Stelle e Lega. Oltre alla responsabilità del voto consiliare sull’atto di indirizzo c’è un piano politico che non è meno rilevante, considerato che i cecinesi interessati direttamente o meno alle sorti del porto turistico alla foce del Cecina sono svariate centinaia. Insomma, non si vuole dire di no ma per un sì chiedono di vedere tutte le carte.
Quella del porto è una storia che sconta il peso di impegni e promesse evaporate nel giro di una notte o poco più. Di fideiussioni a garanzia delle opere pubbliche che non ci sono. Di opere per la messa in sicurezza idraulica al palo. Insomma, il credito della Porto Spa verso la città va oltre le cifre scritte nel concordato. C’è un solco profondo a dividere il Cda della Spa e l’amministrazione comunale. Lo rileva il sindaco Lippi in un passaggio del suo intervento di apertura: «A seguire il dibattito in sala non c’è nessun esponente del consiglio di amministrazione della Porto».
«Avevamo posto la condizione di proposte concrete per poter esprimere un voto favorevole al piano di concordato – dice Lippi – , chiarendo a tutti gli interlocutori che si sono presentati che non ci sono più margini di tempo per rimandare. E che entro l’omologa del piano da parte del Tribunale di Livorno si devono definire gli aspetti che interessano il Comune». Sulle opere pubbliche previste nella convenzione Lippi chiama all’appello la Regione Toscana. Ricorda il voto all’unanimità del consiglio regionale alla proposta del capogruppo di Forza Italia Marco Stella, che impegna la giunta a sostenere e finanziare quegli interventi. «Abbiamo avviato un ragionamento con la Regione – sottolinea – se finanzierà le opere gli impegni economici previsti nella convenzione serviranno per altre opere pubbliche, ci costruiamo una nuova scuola, perché gli obblighi convenzionali rimangono».
Quali sono gli spazi sull’operazione porto? «Lo abbiamo detto a tutti gli interlocutori, si può ragionare sulla parte a terra, senza cementificazioni ma nell’ottica di arrivare a una soluzione – spiega il sindaco – . Così come per le aree destinate alla cantieristica, prevedendo nel terreno vicino alla darsena la realizzazione di altri 100 posti barca. Si tratta di opzioni che dovranno essere suggellate da atti di consiglio».
La richiesta del sindaco di «esprimere un voto senza entrare nel merito del piano di concordato» e sulla scorta dei pareri dei consulenti del Comune e dei dirigenti che «si può andare avanti a condizione di chiudere entro i termini dell’omologa del concordato la trattativa con il Comune» non smuove le opposizioni. «L’impegno che possiamo assumerci è a tenere in vita la concessione e la convenzione fino all’omologa – sostiene – . Se entro quel termine non saranno definite le garanzie su cui il Comune non può attendere due anni si andrà alla decadenza».
Chiara Tenerini (Forza Italia) lo sottolinea: «Senza conoscere i termini di questa proposta riservata siamo messi nella condizione di non poter votare e questo non è corretto». Sulla stessa linea Maria Guglielmino dei 5 Stelle: «Così questo consiglio non ha senso». Federico Pazzaglia (Cecina Insieme): «Oggi possiamo salvare il salvabile». E ancora: «Che significa proposta vincolante? Non abbiamo elementi per esprimere un voto compiuto». E sottolinea Lorenzo Gasperini (Lega): «Alle opposizioni non si può chiedere un atto di cieca fiducia nell’amministrazione comunale altrimenti staremmo in maggioranza». Tant’è che dopo oltre un’ora la seduta viene sospesa. Il sindaco invita i consiglieri nella saletta privata e illustra i termini della proposta arrivata da un possibile compratore. Ma lo fa con una premessa: «I termini devono restare riservati, il rischio è quello di compromettere l’operazione». Ma non è sufficiente per portarli al voto. l
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