Sicurezza
Erba alta davanti alla stazione e la via Aurelia è una savana
Il sindaco: «I giardini sono di competenza di Ferrovie»
CASTIGLIONCELLO. Erba alta e incuria a due passi dal centro. La stazione ferroviaria si trova davanti ad uno dei due accessi che portano alla pineta Marradi ed a pochi passi da piazza delle Vittoria, il centro di Castiglioncello. La stazione è da più di sessant’anni uno degli snodi principali per i turisti che raggiungono la località di mare. Arrivano da Roma, da Firenze o dalle città del nord Italia. Castiglioncello. A decine qui arrivano durante il weekend dalle città non solo toscane. Pochi giorni fa anche un nutrito gruppo di giovani arrivati dal nord Europa che avevano deciso di trascorrere una giornata al mare visitando il paese dei “macchiaioli”. Purtroppo i turisti, da quando è chiusa la biglietteria e tutti i maggiori servizi, vengono accolti da erba alta ed incuria. Erba alta che già inizia dalla via Aurelia o, per meglio precisare, dal muro in mattoncini rossi dei primi del’900 che delimita l’Aurelia dai binari del treno e da dove spuntano ciuffi d’erba alti quasi quanto lo stesso muro. Non va meglio una volta varcato l’ingresso della stazione inaugurata nel 1910. Un edificio con tetto smerlato, che riprende stilisticamente quello del castello Pasquini, con un ampio giardino alberato pieno di fiori e panchine realizzate a mano, una biglietteria con edicola interna e ampia sala d’aspetto. Oggi tutto, o quasi, è andato in malora. Il giardino adiacente alla stazione è in stato di abbandono. Dopo l’abbattimento di pini, cipressi e palme (quest’ultime infettate da punteruolo rosso) , non esiste più un solo cono d’ombra. Al posto delle rose, dei fiori colorati che salutavano l’arrivo dei turisti, delle panchine dove, all’ombra, si attendevano i treni, c’è erba alta ovunque. Una situazione di degrado e desolazione che non fa bene ad una frazione che vive di turismo. Qualche pianta di rose spunta tra l’erba alta, come a testimoniare un tempo andato. «Noi non possiamo intervenire nei giardini della stazione ferroviaria – dice il sindaco Daniele Donati – che avrebbero, in effetti, necessità di cura e di uno sfalcio d’erba. Abbiamo sollecitato le Ferrovie ma nessuno fino ad oggi è intervenuto. Provvederemo ad inviare ancora un’altra segnalazione». Eppure, pochi anni fa, quella stazione doveva diventare la porta d’accesso della Ciclotirrenica (collegamento ciclabile dal sud della Francia a Roma, un progetto del quale da tempo non si sente più parlare. «Ci fu presentato un progetto per riqualificare sia l’immobile che l’esterno della stazione – dice il sindaco – e sulla base di quel progetto organizzammo anche incontri pubblici. Dopo il Covid sembra che tutto sia sospeso». Un discorso che, dunque, andrà ripreso. Alla stazione di Castiglioncello dovevano fermarsi i treni provenienti da Livorno per far scendere i ciclisti che avrebbero proseguito, attraverso l’Aurelia e le piste ciclabili realizzate a Rosignano Solvay e a Vada, verso sud. Per non parlare dell’edificio centrale, quello che prima era la biglietteria e sala d’aspetto. Davanti alla porta chiusa da anni c’è ancora il cartello giallo che indica l’Ufficio Informazioni Turistiche. Un ufficio che nel frattempo si è trasferito in via Fucini, in attesa di un accordo tra Ferrovie e Comune per riaprire la vecchia sede (con servizi rinnovati) della stazione. Oggi quell’ufficio ospita la sede di alcune associazioni, tra queste la Pro Loco di Castiglioncello. Tutt’intorno è incuria, dai mattoncini rossi diventati neri di sporcizia fino alle piastrelle divelte e all’erba alta.l
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