Il Tirreno

Addio a Benvenuti. Grande impegno e forti passioni in una vita di dolore

Adolfo Benvenuti in sella a una delle sue amate Vespa
◗
Adolfo Benvenuti in sella a una delle sue amate Vespa

In un libro ha raccontato la sua convivenza con l’elefantiasi. Il funerale civile al cimitero di San Vincenzo  

2 MINUTI DI LETTURA





SAN VINCENZO. Una vita fatta di difficoltà e dolore, ma anche di amicizie profonde, affetto e molte soddisfazioni. Come quella, per esempio, di poter gareggiare in Vespa a livello agonistico per molti anni. È morto all’età di 75 anni l’1 maggio per il precipitare delle condizioni di salute Adolfo Benvenuti, che in questi giorni avrebbe dovuto sottoporsi a un delicato intervento chirurgico.

Tra i protagonisti della storia degli ultimi 50 anni di San Vincenzo, Benvenuti è stato tra i fondatori del Circolo Fotoamatori San Vincenzo, della Polisportiva Arci Uisp (di cui è presidente dal 1979 al 1989), presidente per 19 anni del Vespa Club e vespista egli stesso, insignito (con Uldiano Acquafresca) della “Stella d’oro”, massimo riconoscimento internazionale del mondo sportivo. Nei ‘70 e ‘80 è nella segreteria del locale Pci e nella Cgil è membro del direttivo provinciale.

Un esempio, per determinazione e amore per la vita. Benvenuti ha sempre rifuggito il facile pietismo e la compassione, senza tanti discorsi. Ha lottato da quando aveva 11 anni con l’elefantiasi agli arti inferiori, una malattia fino a poco tempo fa definita “rara”. Originario di Campiglia Marittima, dove ha vissuto l’adolescenza e la gioventù prima di trasferirsi a San Vincenzo, Benvenuti inizia a lavorare a 11 anni, all’esordio della malattia, nel forno della famiglia Baldi, a San Vincenzo. Dal 1960 al 1975 è falegname, e dal 1975 al 1995 lavora al Comune di San Vincenzo, come responsabile di magazzino e, dal‘90, presso il centralino e la stamperia fino alla pensione. «Mi sono accorto a 11 anni della malattia. Mi gonfiò un piede e i medici non riuscivano a capire il perché. Poi il gonfiore si estese alle gambe e alle ginocchia. A 19 anni ho subìto la cosiddetta operazione di Charles: a Genova mi hanno salvato la vita. Da lì è iniziato però il mio calvario». Così aveva raccontato al Tirreno nel 2011 in occasione della pubblicazione del suo libro “Il mio più grande nemico”. Una battaglia in cui Adolfo, pur non vincendo, ha trionfato. «Volevo essere come tutti e credo di avercela fatta».

Oggi alle ore 10 il funerale in forma civile muovendo dalle stanze mortuarie del cimitero comunale di San Vincenzo verso il cimitero di Livorno. Tra i tanti insegnamenti di Adolfo Benvenuti c’è un’esortazione ai sanvincenzini, fatta alla fine del 2014 quando lasciò la presidenza del Vespa club per la caroica di presidente onorario. «Abbiamo costruito tanto per il paese: un patrimonio associativo di grande rilievo. Stare all’interno delle associazioni è una cosa bellissima. Ai sanvincenzini dico: continuate, siate aperti, collaborate. Niente può ripagarvi di più che alimentare la vita sociale, culturale, sportiva del proprio paese».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web