Il Tirreno

l’intervista 

Benedizione “porta a porta” com’è cambiata negli anni

Franco Marianelli
Benedizione “porta a porta” com’è cambiata negli anni

Don Franco Locatelli, già parroco a Rosignano Marittimo, parla della tradizione Famiglie accoglienti ma non mancano gli aneddoti curiosi e le abitazione chiuse

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ROSIGNANO. Saranno pur stati comunisti ma quando nel tempo che fu i parroci visitavano le famiglie per impartire le benedizioni pasquali erano assai pochi a Livorno (facendo proprio il pragmatico “non ci credo ma non si sa mai) quelli che dicevano “no, grazie”, un po’come nella Brescello di Peppone e Don Camillo. Quell’aspersorio che schizzava acqua santa dall’alto verso il basso, benedicendo i componenti della famiglia, è ormai relegato nelle soffitte delle canoniche sostituito da un modernissimo aspersorio portatile formato da un cilindretto contenente il sacro liquido che irrora con l’ambiente familiare. Ma non è certo solo questo che è cambiato, ne parliamo con don Federico Locatelli, 43 anni, parroco del Soccorso, reduce di un’esperienza di otto anni alla parrocchia di Santi Battista e Ilario a Rosignano Marittimo (2013 2021) e con una precedente esperienza come aiuto parroco a S. Jacopo in Acquaviva.

Don Locatelli cos’è cambiato negli anni?

«Beh, ovviamente non sono più i tempi nei quali la gente si affacciava alle porte e alle finestre nell’attesa dell’annunciata visita pasquale. Ho sempre però registrato cordialità al momento degli incontri».

Fra Rosignano e il capoluogo ha riscontrato differenze per quanto riguarda l’accoglienza? .

«In provincia ho registrato un maggiore rispetto non solo verso la Chiesa ma in generale verso le pubbliche autorità. Ma Livorno si sa è un po’così...con la sua tradizione che conosciamo... In tutti i casi non ho mai registrato alcuna mancanza di rispetto».

E i suoi colleghi livornesi? «Al massimo qualche frase irriguardosa presumibilmente però da persone con qualche problematica caratteriale e non indirizzate specificamente al momento della benedizione».

Una volta battevate i quartieri casa per casa e ora?

«Ogni parrocchia si organizza come vuole. C’è chi fa sempre come un tempo, chi prende appuntamenti, chi lascia anticipatamente uno stampato dentro i portoni così chi vuole la benedizione lo scrive. Fondamentale è la collaborazione di alcuni abitanti che ci fanno da “segretari” registrando le adesioni».

In tanti rifiutano?

«Più che rifiuti troviamo spesso abitazioni vuote ovvero persone che sono al lavoro, magari anziani spaesati, giovani imbarazzati...Comunque coloro che non vogliono la benedizione in genere ce lo fanno sapere anticipatamente. Il più delle volte però scatta il meccanismo per il quale si pensa “Male (la benedizione) non mi farà”. A volte abbiamo consegnato un flaconcino con l’acqua al capofamiglia per l’eventuale benedizione della mensa (il cibo) ».

Il rito della benedizione in cosa consiste?

«Nella classica formula rimasta tale, poi una preghiera tutti assieme e la consegna di un’immaginetta sacra».

Lasciano un’offerta?

«Direi di sì, forse a Rosignano erano più generosi...(sorride».

Ha mai incontrato famiglie non cattoliche?

«Certo e devo dire che è stata una bellissima esperienza: alcune hanno comunque accettato al benedizione, altre la preghiera assieme, tutte un momento di condivisione di punti comuni».

Lei benedice in clergyman (l’abito “borghese del sacerdote, nero con il colletto bianco) ?

«In genere sì, una volta visitavamo con le tradizionali “tonaca, cotta e stola».

Quando inizia e quando finisce il periodo delle benedizioni?

«Anche qui c’è autonomia per le parrocchie. C’è chi addirittura inizia a gennaio...in genere si finisce nelle due-tre settimane dopo Pasqua».

E i chierichetti ci sono sempre?

«Macché, oggi i ragazzi sono impegnati in mille attività ed è difficile che ci accompagnino. Ma per la messa ci sono sempre».

Lei quindi benedice da solo tutte le case della parrocchia?

«Mi aiuta don Matteo Sassano vicario parrocchiale».

Un ricordo simpatico? «Una voltai suonai e dissi alla persona che mi aprì la porta se avesse gradito la benedizione. Lui disse di sì ma mentre entrai lui uscì e mi disse di fare con calma. Poi chiusi la porta».

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