Sicurezza
Donne ucraine in posa per il progetto HomeLand sperando nella pace
Il lavoro fotografico vuole rendere dignità e identità a chi è costretto ad abbandonare tutto per poter sopravvivere
CECINA. La camicie arrivano dall’Ucraina, il pane fresco è italiano, come alcuni “grazie” e “ciao” che hanno imparato da quando sono qui. Le profughe ucraine che posano per il progetto “HomeLand” di Paolo De Trane e Viktoria Budko si sono riunite ieri a Cecina per farsi un ritratto con la camicia tradizionale del proprio paese e il pane scuro, che per loro è segno di accoglienza e pace. Vivono a Cecina o Rosignano, chi in ancora in albergo e chi dai parenti, arrivate dopo migliaia di chilometri scappando dalle bombe e da case distrutte. Molte sono giovani, di una bellezza dolce e solare. Questo incontro nello studio di Budko, la fotografa loro connazionale attivissima nell’accoglienza e nel supporto ai profughi, è un momento di condivisione e relax. Alcune hanno portato i loro bambini, altre sono andate dal parrucchiere per farsi fare la treccia tipica delle donne ucraine. Qui indossano una della camicie tradizionali ricamate a punto in croce, poi passano al trucco e a sistemarsi i capelli con la corona di fiori da Oxana, che in Ucraina ha lasciato il suo salone di estetica e parrucchiera. Alla fine della giornata saranno quattordici. Ludmila viene da Kiev, quando ha dovuto abbandonare il paese ha ceduto per pochi soldi il suo allevamento di cani, 37 in tutto, ed è partita per l’Italia, con la prospettiva di un alloggio a Firenze. Quando è arrivata non era più disponibile, allora ha contattato l’amica Veronika, sorella di Viktoria, arrivata a Cecina a marzo, che l’ha aiutata a trovarsi una sistemazione in paese. Col suo bambino è stata accolta in una famiglia ed è serena, ma non vede l’ora di tornare a casa. Veronika invece ha 17 anni e tra una settimana andrà alle superiori a Rosignano, dove la nonna vive ormai da vent’anni. E’ partita da Vesneve, provincia di Kiev, con mamma e fratellino e in cinque giorni ha attraversato mezza Ucraina, la Slovacchia e l’Austria, prima di riabbracciare la nonna. Nel mese e mezzo che ha trascorso a Rosignano si è iscritta a danza e sta imparando l’italiano. «Mi è piaciuta quest’iniziativa – dice – è emozionante partecipare, è un tema che tocca il cuore». Julia, 35 anni, vive a Cecina in una camera d’albergo con la mamma e due figli, uno di 4 anni e la piccola Olivia, di due mesi. Le piacerebbe una casa ma non riesce a trovare una sistemazione più adatta. Ha lasciato Boryspil dove sorge l’aeroporto di Kiev. «Quando è iniziata la guerra il 24 febbraio abbiamo sentito la casa scuotersi, ho svegliato mio marito e visto i bombardamenti – racconta - Olivia aveva appena 7 giorni. Di quel periodo ricordo solo la paura. Ci siamo spostati in un luogo più sicuro a ovest, poi ho preso la macchina e con i bimbi ho fatto duemila chilometri in quattro giorni per arrivare fin qui». Altre donne arrivano nello studio di Budko, aspettano chiacchierando e facendosi truccare, prima di ritrovare in uno scatto le proprie radici e cultura. «Abbiamo fatto arrivare le camicie ricamate dall’Ucraina – afferma Budko - ad alcune facciamo la treccia che usano le donne nel nostro paese, e le fotografiamo con il pane tipico “palyanytsya”, che viene dato agli sposi e come benvenuto alle persone che entrano in casa, è un simbolo di pace e amicizia. Oggi tornano ad essere donne ucraine».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
