Il Tirreno

A Collemezzano i vicini usano la chat per tenersi d’occhio e scoraggiare i furti

Francesca Lenzi
Il cartello che indica la zona sottoposta al controllo del vicinato
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Il cartello che indica la zona sottoposta al controllo del vicinato

È una realtà positiva che coinvolge un centinaio di residenti «Ci controlliamo a vicenda creando una bella comunità»

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CECINA. Trascorre il tempo, cambiano tante cose, eppure i furti sembrano non passare mai di moda. Nei giorni scorsi ristoranti e bar di Marina di Cecina sono stati presi di mira dai ladri. Pochi spiccioli perlopiù, ma diversi danni e la sgradevole sensazione di non sentirsi al sicuro. In questi casi, oltre ad avvertire le forze dell’ordine e darsi pace, c’è poco altro da fare.

Qualcuno, tuttavia, ha provato e sta provando a compiere quel passetto in più. Sempre nell’ambito della legalità ma con il doppio obiettivo di vigilare sul territorio e costruire un solido legame di comunità. Parliamo di Collemezzano, frazione cecinese dove, dal 2017, è presente un controllo del vicinato informale ma efficace.

«Ufficialmente non siamo null’altro che un gruppo di cittadini che usa una chat su whatsapp per tenersi d’occhio l’un l’altro – spiega Paolo Creatini, originario di Marina ma da sempre residente a Collemezzano – Il Comune in questi casi dovrebbe andare dal prefetto e il tutto, tramite statuto ufficiale, porterebbe alla dichiarazione vera e propria del controllo del vicinato. Però non è mai stato fatto. C’era un altro gruppo anche a Cecina e proprio il Comune potrebbe avere il ruolo di creare una rete interna. Non è stato fatto. Non so se per mancanza di volontà o perché è una cosa nata dai cittadini. È chiaro che, però, così possiamo fare ben poco».

Proprio poco, in realtà, i residenti di Collemezzano non hanno fatto e non stanno facendo. Il controllo del vicinato informale è nato ormai cinque anni fa a seguito di una serie di furti: «C’erano un po’ tutte le sere ed eravamo esasperati – dice Creatini – Da lì prendemmo a fare il giro un po’ più lungo quando rientravamo a casa, dando un’occhiata anche alle altre case. C’è un cancello aperto? Chiediamo se va tutto bene. C’è una macchina sospetta? Chiediamo se possiamo esser d’aiuto. Un malintenzionato si allontana, una persona normale è contenta di farsi aiutare. Al pari di un ufficiale controllo del vicinato ci comportiamo secondo legge. Non siamo ronde, non siamo matti ma gente normale con famiglia. E se c’è qualcosa che non va, chiamiamo le forze dell’ordine, come deve essere fatto. E in qualche caso è successo proprio di aver segnalato atti di malintenzionati. Dispiace solo che il Comune non abbia fatto proseguire la cosa. Avrebbe potuto funzionare bene anche con altri quartieri. Detto questo, anche se non sempre sono rose e fiori, la nostra realtà, un centinaio di persone sulla chat, ci ha portato a conoscerci, a creare una bella comunità. E poi siamo riusciti ad avere le telecamere dal Comune, quello sì, mentre manca ancora l’illuminazione che sarebbe importante».

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