Gioco
Tatiana e 14 giorni di viaggio col gatto Monia nel trasportino
Accolta di nuovo come nel 1995, con altri bambini, dopo il disastro di Chernobyl. «Chiediamo la pace ogni giorno. Grazie alla famiglia che mi ospita e ai volontari»
RIPARBELLA. Ha viaggiato per 14 giorni con il gatto nel trasportino, attraversando mezza Europa per arrivare a Riparbella dove era stata accolta tanti anni fa, nel 1995, con altri bambini, dopo il disastro di Chernobyl. Tatiana Banko, 38 anni, è fuggita dall’orrore della guerra in Ucraina. I genitori, ormai anziani, non se la sono sentita di affrontare il viaggio e di abbandonare la loro casa.
Il marito e il fratello, come altri giovani non possono lasciare la loro terra, sono stati arruolati per cercare di fermare la guerra scatenata da Putin. Lei, dopo avere messo insieme poche cose, ha deciso di portare con sé l’amato gatto, di nome Monia. Amico, inseparabile compagno del lungo viaggio della speranza attraverso la Polonia, poi in Germania e infine in Italia. Passaporto in mano, trasportino nell’altra.
Tatiana è arrivata a Bologna sapendo che avrebbe trovato un po’di pace. Alla stazione ad attenderla due coniugi di Riparbella. Attraverso i social la donna, dopo essere fuggita dalle bombe, ha contattato la famiglia che tanti anni fa l’aveva accolta durante i soggiorni estivi organizzati dalla parrocchia e da don Bruno. Questa volta non avevano la possibilità di darle un tetto ma si sono messi in contatto con la parrocchia che ha trovato per Tatiana una famiglia disponibile ad accogliere lei e il suo fedele gatto. «Io e mio marito siamo andati a prenderla a Bologna – racconta la famiglia che la sta ospitando a Riparbella – Era molto provata e non solo per il lungo cammino. In Ucraina ha lasciato tutti i suoi affetti, la vita. Vederla scendere dal treno con il suo gatto è stato un colpo al cuore. Grande emozione. Cerchiamo per quanto possibile di aiutarla e lei si è messa subito a disposizione per aiutare altri profughi, come interprete o raccogliendo viveri e indumenti da inviare in Ucraina». Per Tatiana ogni notizia che arriva dalla sua terra è un dolore. «Teniamo la tv spenta – racconta ancora la signora che le ha aperto le porte di casa sua – Tatiana non vuole guardare tutte queste immagini di dolore e distruzione che arrivano dalla sua città. Aveva un’auto che è stata bruciata, una casa che è andata distrutta. Cerchiamo in ogni modo di sollevarle il morale... non è facile».
Ogni giorno la 38enne telefona ai suoi, si informa di come stanno, disperandosi ogni volta che sente il rumore delle bombe. «Penso a ogni bambino, a ogni donna che non potrà veder crescere i suoi figli – dice Tatiana – il mio popolo chiede ogni giorno di fermare la guerra. Putin dice che ha scatenato questo inferno per difenderci da Zelensky, noi non vogliamo il suo aiuto. Vogliamo essere liberi». Poi il pensiero si sposta ai giorni della fuga e alle migliaia di chilometri affrontati, al freddo, alle notti insonni, alla paura. «Ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato. Hanno dato da mangiare a me e al mio gatto, accogliendoci con tanti sorrisi. Devo dire grazie ai volontari, c’è una grande catena di solidarietà verso il mio popolo. Grazie anche alla famiglia che mi ha accolto, preghiamo perché tutto questo possa finire presto. Ora che sono qui, al sicuro, vorrei poter dare una mano a chi è rimasto in Ucraina e alle famiglie fuggite che sono in Toscana. Mi offro come interprete, molti non parlano italiano, posso aiutarli, conosco anche l’inglese», aggiunge la donna, sotto lo sguardo attento di Monia, che non le fa mancare la sua protezione, strusciandosi mentre fa le fusa: lei è la sua famiglia.
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